Svizzera

Una giornata per ripensare la mascolinità

In Svizzera si è tenuto il Rethink Masculinity Day - Ricerca, dati e statistiche mostrano che il modello maschile tradizionale ha un costo

  • Ieri, 20:43
  • Un'ora fa
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Una giornata per ripensare la mascolinità

Telegiornale 08.04.2026, 20:00

  • Keystone
Di: LP 

A Berna mercoledì si è tenuta la quarta edizione del Rethink Masculinity Day, la giornata promossa dall’associazione Die Feministen in cui uomini scendono in piazza indossando una gonna. Un gesto per riaprire un dibattito che i dati mostrano come urgente: il modello maschile tradizionale (forte, autonomo, impermeabile) ha un costo misurabile in termini di salute pubblica.

Die Feministen

Die Feministen sono un’associazione svizzera composta principalmente da uomini che si impegnano attivamente per la parità di genere e la giustizia sociale.

I dati

I numeri parlano con una certa chiarezza: nell’Unione europea gli uomini sono quasi 3,7 volte più inclini a morire per suicidio rispetto alle donne, secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il dato è tanto più significativo se si considera che le donne ricevono più frequentemente diagnosi di depressione, mentre gli uomini segnalano meno frequentemente problemi di salute mentale e chiedono meno aiuto per stigma o paura di discriminazione.

O ancora: ricerche citate dall’American Psychological Association mostrano che chi aderisce maggiormente ai tratti della mascolinità tradizionale (stoicismo emotivo, autosufficienza, controllo) presenta in media esiti di salute mentale peggiori.

Il mosaico generale che ne emerge è piuttosto nitido: la mascolinità presenta degli elementi che possono danneggiare gli uomini, chi gli sta intorno e la società nel suo complesso. Questo fenomeno è spesso chiamato “mascolinità tossica”, un problema non solo di sensibilità culturale, ma anche politico e di salute pubblica.

Mascolinità tossica: parla l’esperto

“La mascolinità tossica è l’insieme di tutti quegli elementi legati alla socializzazione maschile. Ovvero, come la società vuole che gli uomini crescano, vivano, pensino e si relazionino con altri uomini e altre donne”. A darci la definizione è Yari Carbonetti, educatore e tra i fondatori di “Ma.quali.maschi”, spazio di decostruzione maschile ticinese.

Non tutti gli elementi tradizionalmente associati all’uomo sono dannosi: la determinazione, la solidarietà, la capacità di protezione possono essere risorse. Ciononostante, ci sono altri elementi “tossici, perché sono pericolosi sia per l’uomo, che per le persone che gli stanno accanto”.

Uomini manifestano per il Rethink Masculinity Day, lo scorso anno alla stazione Stadelhofen di Zurigo.

Uomini manifestano per il Rethink Masculinity Day, lo scorso anno alla stazione Stadelhofen di Zurigo.

  • Keystone

Le insidie del modello

Autosufficienza, il non chiedere mai aiuto. L’uomo pensa di “dover sempre mostrarsi forte, duro, senza paura: così facendo da una parte nega e banalizza i problemi (anche oggettivi, reali che possono affliggerlo, ndr.), dall’altra risponde alla pressione sociale del non parlarne”. Non si parla del problema, lo si tiene nascosto, si cerca di gestirlo alla propria maniera.

“Io stesso conosco uomini che dovrebbero farsi vedere dal medico e non lo fanno, mentre le mie conoscenti quando hanno un problema ci vanno. È un esempio banale, ma anche legato alla letteratura scientifica: statisticamente quando un uomo incarna un tipo di mascolinità tradizionale, si rivolge molto meno ai servizi di igiene fisica e d’ascolto”.

Il problema è legato anche alla salute mentale: così facendo si “aumenta il rischio di gestire problemi mentali attraverso alcol, uso di sostanze, aggressività o anche altri comportamenti a rischio”, spiega Carbonetti.

Dominare lo spazio

C’è poi un altro versante, meno legato alla salute e più alla dimensione relazionale: la ricerca di dominanza. “La nostra società ci vuole dominanti, forti”, prosegue Carbonetti. Un esempio concreto è il cosiddetto mansplaining, la tendenza a spiegare cose non richieste, spesso alle donne. “La letteratura ci dice che gli uomini interrompono molto più spesso delle donne. E interrompono molto più spesso le donne di quanto interrompano altri uomini”.

C’è chi parla poi di una vera e propria compulsione a dare una risposta: “Noi uomini siamo molto in difficoltà quando dobbiamo dire ‘non so’. Non conosco questo tema, non so che pensare. E cerchiamo comunque di dare un nostro ragionamento, a volte giusto, a volte meno”.

Alla ricerca di modelli alternativi: due uomini ballano in stazione Zurigo per il Rethink Masculinity Day dello scorso anno

Alla ricerca di modelli alternativi: due uomini ballano in stazione Zurigo per il Rethink Masculinity Day dello scorso anno

  • Keystone

Cosa si può fare

Resta una domanda pratica: che cosa può fare un uomo che riconosce in sé questi meccanismi? Carbonetti propone tre passi. Il primo è auto-osservarsi o ascoltare le critiche, “tipicamente da parte di donne, perché per noi uomini i nostri comportamenti sono dati per scontato: li percepiamo come neutrali, non problematici, giusti”.

Il secondo è un esperimento mentale: “Se il mio interlocutore fosse stato una donna, o se la mia interlocutrice fosse stata un uomo, avrei reagito nella stessa maniera? Se la risposta è no, è probabile che la nostra socializzazione in quanto maschi ha avuto un ruolo”.
Il terzo, il più difficile, è proporsi modelli alternativi: modi di relazionarsi meno dannosi e più consapevoli.

La questione è anche sui banchi del Consiglio federale

Attualmente la questione è entrata anche in Parlamento. Una mozione chiede al Consiglio federale di raccogliere dati sulla diffusione delle ideologie che promuovono dominio e misoginia estrema.

L’Ufficio federale per l’uguaglianza ha finanziato uno studio dell’Università di Zurigo per mappare il fenomeno; i risultati sono attesi per fine 2026. Nel frattempo, il Parlamento lavora a una modifica del codice penale: nel dicembre 2024 entrambe le Camere hanno approvato sei iniziative parlamentari che puntano a rendere punibile l’incitamento all’odio basato sul sesso, colmando una lacuna che oggi esclude il genere dall’articolo 261bis.

A febbraio 2026 il Dipartimento dell’interno e quello di giustizia hanno avviato i lavori per una strategia nazionale comune contro la violenza domestica, sessuale e di genere.

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10:21

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RSI Info 25.02.2026, 13:30

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