Da un paio di giorni in Svizzera è attivo il nuovo numero nazionale 142, pensato per offrire ascolto e orientamento alle vittime di violenza. Ma la lotta contro gli abusi, in particolare quelli domestici, resta un cantiere aperto. Anche in Ticino, dove un’iniziativa parlamentare firmata dal Centro chiede di concedere agli operatori sanitari il diritto di segnalare alle autorità i casi più gravi.
Il tema è delicato e tocca un punto centrale della relazione tra medico e paziente: il segreto professionale. Oggi, in Ticino, la legge sanitaria è molto chiara: se una vittima di violenza domestica arriva al pronto soccorso e il medico teme che, una volta rientrata a casa, gli abusi continueranno, non può semplicemente allertare le autorità. Senza il consenso della persona interessata, oppure senza l’autorizzazione del medico cantonale, una segnalazione costituirebbe una violazione del segreto professionale e dunque un reato, punibile anche con il carcere.
Ma perché una protezione così rigida anche davanti a situazioni potenzialmente drammatiche? L’avvocata Demetra Giovanettina ricorda che il segreto professionale nasce proprio per tutelare la vittima. “Il paziente che si rivolge al medico deve essere sicuro di potergli dire tutto quello che ritiene, anche quello che mette poi il medico nella condizione di curarlo nel modo migliore possibile, senza che queste informazioni vengano divulgate senza il suo controllo, senza il suo consenso”.
La legge attuale prevede per il medico un obbligo di segnalazione solo in presenza di decessi dovuti a cause non naturali. Per il resto, il margine d’intervento è limitato. Una situazione che, nella pratica quotidiana, può mettere gli operatori sanitari davanti a dilemmi difficili.
Il segreto professionale e il nodo dei minori
“Non vorrei far passare il messaggio che il segreto professionale non è una cosa importante”, osserva da parte sua il dottor Mattia Lepori, vicecapo area medica dell’Ente ospedaliero cantonale. “Tuttavia, siamo confrontati soprattutto in pronto soccorso con delle situazioni veramente drammatiche, dove ci si può legittimamente porre la domanda di sapere se l’interesse pubblico o l’interesse privato non sia preponderante sul principio della confidenzialità”.
Per quanto riguarda i minori, gli operatori sanitari dispongono già di alcune possibilità di segnalazione, ma all’autorità civile. Anche qui, però, secondo Lepori emerge un problema concreto. “La modalità attuale non rispetta i tempi dell’urgenza, perché l’autorità civile ha dei tempi di reazione che sono legittimamente più lenti di quelli dell’autorità penale e dell’autorità di polizia”.
La questione, però, non si esaurisce nella possibilità di segnalare. Per una vittima di violenza domestica, abusi sessuali, bullismo o maltrattamenti, una denuncia fatta senza consenso può avere conseguenze pesanti. Può significare perdere il controllo su un percorso già fragile, oppure esporsi a nuovi rischi se non esiste una rete di protezione pronta ad attivarsi.
Giovanettina invita per questo alla prudenza. “La persona che arriva con dei lividi, se non è pronta a segnalare, probabilmente non è pronta neanche a riconoscere la realtà in cui vive”, spiega. Sapere che il medico può procedere di propria iniziativa potrebbe anche allontanare alcune vittime dalle cure. “Magari la volta dopo, con i lividi, dal medico non ci va più”. C’è poi il rischio che una segnalazione, non accompagnata da un’adeguata preparazione, renda la situazione ancora più pericolosa. Se un marito violento viene denunciato, ma non è stata costruita una via d’uscita sicura per la vittima, “la situazione rischia paradossalmente di peggiorare”.
Segnalare, ma come?
Il punto, dunque, non è soltanto aprire o chiudere la porta alle segnalazioni. È decidere come farlo, con quali garanzie e con quali strumenti di protezione. L’avvocata sottolinea la necessità di valutare un completamento della legge che tenga conto del problema nella sua complessità. Intanto il Cantone sta lavorando a una nuova legge sulla violenza domestica. Il progetto prevede anche una modifica dell’articolo della legge sanitaria dedicato alle deroghe al segreto professionale. Un dossier aperto ormai da tre anni, ma che non ha ancora portato a risultati concreti.

Strategia contro la violenza domestica
Telegiornale 27.04.2026, 20:00









