“Non dobbiamo far scattare il panico e pensare che chiunque passeggi in giro per Madrid sia a rischio di contagio. Stiamo parlando di un contesto particolare e di contatti con persone malate”. Il dottor Giorgio Merlani, medico cantonale ticinese, commenta così le notizie che arrivano dalla Spagna, dove un’infermiera dell'ospedale Carlos III di Madrid ha contratto l’ebola. La donna faceva parte dell'equipe che si era occupata del missionario Manuel Garcia Viejo, contagiato in Sierra Leone e poi deceduto nella casa di cura spagnola.
Quello spagnolo è il primo caso di trasmissione del virus fuori dall'Africa ed è avvenuto in un contesto ospedaliero. Inevitabile l'interrogativo: che cosa può averlo reso possibile? Per Merlani, in base alle prime notizie, è difficile puntare il dito e attribuire responsabilità.
“Non posso escludere un errore umano, in particolare durante la svestizione dell'infermiera, ma prima di pensare a falle nel sistema o nelle procedure, dobbiamo aspettare diverse conferme – sottolinea Merlani –. Non sappiamo ancora tutto. La trasmissione della febbre emorragica è davvero avvenuta in un contesto professionale? Il materiale di protezione usato era corretto? La persona infettata era stata istruita in modo adeguato?”.
RG/M.Ang.






