L’autodeterminazione e il coinvolgimento del paziente. Era questo il tema della Giornata del Malato 2026, che nella Svizzera italiana viene organizzata da mezzo secolo. Un’occasione sottolineata dalle visite istituzionali, come quella all’Ospedale Beata Vergine di Mendrisio, dove era presente il Quotidiano.
“Mi hanno accolto benissimo. Quando entro sanno tutti che sono Ida. Dopo sette volte che vengo, sanno tutti chi sono”, racconta una paziente al consigliere di Stato Raffaele De Rosa. La signora è tra gli ospiti del Reparto acuti di minore intensità (o RAMI), l’ala più nuova del Beata Vergine, voluta per i pazienti più fragili. Un reparto simbolicamente importante in questa Giornata. “Il Reparto RAMI fa da trait d’union tra l’acuto e il domicilio - spiega ai microfoni della RSI Pierluigi Lurà -. Qui il paziente ha l’opportunità di riprendersi prima di ritornare a casa, con i suoi tempi e con una presa a carico differente”.
Questo settore del nosocomio di Mendrisio si presta particolarmente bene a sviluppare il rapporto di fiducia con i curanti. Ciò che vale per tutti i reparti, ma la Giornata, cui hanno preso parte i responsabili del nosocomio, dell’EOC, le autorità cantonali e l’amministratore apostolico Alain de Raemy, ha voluto ricordare che diritti e le opinioni del paziente devono contare sempre e comunque.
“È una condizione, quella di essere coinvolti nella propria cura ed essere ascoltati e rispettati, che non è così scontata. Quindi è importante rimarcare questo bisogno di conoscere, sapere e decidere insieme”, sottolinea Ivana Petraglio, presidente dell’Associazione Giornate del Malato Svizzera italiana.
D’altro canto, una delle sfide quotidiane per chi lavora in ambito sanitario, è proprio quella di garantire l’informazione e l’empatia. “Non ci pensiamo spesso, ma la malattia può arrivare in maniera brusca e improvvisa. Ed è importante completare questi trattamenti medici anche con un accompagnamento umano, ridando la dignità alla persona e rimettendo al centro del nostro accompagnamento l’essere umano”, sottolinea, a mo’ di conclusione, il direttore del DSS, Raffaele De Rosa.








