-Vai a farti fottere!
-Ecco, ha parlato il cretino!
-Venduto!
(...)
Alzi la mano chi non ha mai letto frasi simili sui social media. Da parte dei politici intendo.
L'era dei social è entrata in tutto e per tutto nella vita politica e ha abbattuto le barriere: quelle della distanza fra politici e cittadini, ma anche, sempre di più, quella della (buona) educazione e del rispetto reciproco.
Intendiamoci: una certa severità e gratuità nei pensieri e nei commenti della gente c'è sempre stata. Ma una volta la si esprimeva in cerchie ristrette, di persone ben conosciute e frequentate. Nella cerchia familiare per esempio, o nelle chiacchiere da bar davanti a un tazzin.
Oggi invece quel bar o quella piazza sono a portata di schermo e di touch in ogni momento della giornata e in qualsiasi luogo.
E così alcuni ne approfittano per farsi belli, altri …per farsi brutti.
Tutti a caccia di facili like, di retweet o condivisioni. Ma le regole della piazza non sono quelle di Don Camillo e Peppone, eh no! E allora via di scivoloni (a volte voluti e cercati, altre volte no), e di boomerang con commenti (quando non insulti) di ritorno.
Perché se è facile postare o cinguettare qualsiasi cosa senza confronto diretto o mediazione, è altrettanto facile che quello che dovrebbe essere un dibattito e una condivisione di idee si trasformi in caciara di dubbio gusto.
E che questa realtà sia a volte mal gestita lo dimostrano episodi concreti, con tanto di denunce o atti parlamentari per chiedere direttive di comportamento e provvedimenti per i “ribelli”.
Il cittadino elettore sembra però sempre più insofferente a certe esternazioni, facili, gratuite e denigratorie. Il cittadino elettore vuole (giustamente!) soluzioni. E spararla grossa è la miglior assicurazione per non andare e non arrivare da nessuna parte. Certamente non verso le soluzioni. Ma forse qui, i più scaltri, ci giocano un po’ e cercano una cosa sola, soprattutto di questi tempi: empatia e consenso facili. Una vicinanza che i social media favoriscono. E che in molti, anche iscritti dell’ultima ora, in vista del 10 aprile sperano ardentemente che si trasformino nella tanto agognata X.
Ne varrà la pena?
Alain Melchionda




