Tutto era partito, più di tre mesi fa, dall’accoltellamento di Bissone. Ed è tornando alla notte del 9 marzo che ieri polizia e magistratura hanno chiuso il cerchio.
di Francesco Lepori
Dopo l’arresto di uno dei tre aggressori, catturato in Germania agli inizi di maggio ed estradato nei giorni scorsi, ieri mattina le manette sono scattate infatti anche ai polsi della vittima di quel tentato omicidio. I tre rumeni – ricordiamo - speronarono la sua vettura. Poi, scesi dall’auto, si scagliarono sul 30enne kosovaro, con tanto di coltello e mazza da golf.
L'episodio del 9 marzo fece scattare l'operazione Domino
L’uomo, ferito più volte al torace e alla schiena, si salvò per miracolo. Il terzetto lo avrebbe probabilmente ucciso se, a un certo punto, non fosse stato costretto a fuggire. Dall’episodio, legato al racket della prostituzione, scaturì la cosiddetta Operazione Domino: una serie di blitz decisa proprio per mettere ordine nell’ambiente dei postriboli.
Fermo a Mendrisio
E ora, come detto, dietro le sbarre è finito il 30enne stesso. Il fermo è scattato anche per i suoi tre fratelli. Gli agenti sono intervenuti all’alba, nel loro appartamento di Mendrisio. I reati ipotizzati riguarderebbero appunto il giro delle luci rosse e un episodio avvenuto nel Mendrisiotto alcune settimane prima dell’accoltellamento. Sulla posizione dei quattro dovrebbe esprimersi oggi il giudice dei provvedimenti coercitivi.
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