Ticino e Grigioni

Boston, Dzhokhar Tsarnaev risponde

Sempre gravi le condizioni dell'attentatore ferito

  • 22.04.2013, 12:51
  • 4 maggio, 12:04
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Dzhokhar Tsarnaev, l'unico sopravvissuto dei due fratelli accusati di essere gli autori dell'attentato che la settimana scorsa ha causato 3 morti e oltre 170 feriti a Boston, "ha ripreso conoscenza e risponde per iscritto alle domande degli investigatori". Lo hanno reso noto stamani media statunitensi.

Le condizioni del 19enne, ferito alla gola e non in grado di parlare, permangono però gravi. È intubato e sotto sedativi.

Nello stesso ospedale dei feriti alla maratona

Arrestato dopo una caccia all'uomo di 24 ore che ha fatto seguito all'uccisione del fratello in una sparatoria con la polizia, il giovane è ricoverato nello stesso ospedale di 57 persone rimaste ferite alla maratona, due delle quali lottano ancora fra la vita e la morte.

Secondo il capo delle forze dell'ordine cittadine, Ed Davis, i due fratelli disponevano di un arsenale di ordigni artigianali sufficiente per perpetrare un altro attacco. Per ottenere il massimo di informazioni possibile in breve tempo, in particolare su un'eventuale rete di sostegno, gli inquirenti hanno deciso di appellarsi a un'eccezione che permetterà di interrogare Tsarnaev per alcuni giorni senza concedergli l'assistenza di un avvocato.

"Nemico combattente"?

Benché il ragazzo di origine cecena avesse ottenuto nel 2012 la cittadinanza statunitense, diversi parlamentari repubblicani hanno auspicato che sia considerato "nemico combattente", lo statuto dei prigionieri di Guantanamo, che permette di trattenerli illimitatamente anche in assenza di un processo, processo che sarebbe celebrato da un tribunale militare. Un senatore ha tuttavia assicurato che "sarà giudicato in modo equo".

Dzhokhar potrebbe essere vittima della radicalizzazione del fratello Tamerlan, "profondamente cambiato nel 2010", tanto che su richiesta russa l'FBI aveva svolto dei controlli su di lui, senza trovare informazioni compromettenti. Il 26enne era stato in Daghestan e in Cecenia, "non solo per una visita ai parenti", ha ammesso il padre Anzor.

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