Per oltre 15 ore la famiglia Pokerce è rimasta senza notizie del padre, fermato all’aeroporto di Istanbul subito dopo il rimpatrio dalla Svizzera. Ore di apprensione per i figli rimasti in Ticino, che temevano un intervento della polizia turca nei confronti dell’uomo, perseguitato politico. Un timore che si è concretizzato mercoledì, all’arrivo in Turchia.
Il rimpatrio dei coniugi Pokerce e del figlio minore ha suscitato forte attenzione nel Cantone. La famiglia curda viveva da quattro anni a Riazzino. Dopo l’espulsione, Zelal e il fratello di 21 anni sono rimasti separati dai genitori e hanno vissuto ore di grande preoccupazione, soprattutto per la sorte del padre.
Zelal, ancora molto provata, non se l’è sentita di rilasciare un’intervista alla RSI. Al telefono ha però raccontato di non aver potuto sentire il padre per quasi un giorno, da quando era stato scortato dalla polizia insieme alla moglie e al figlio minore e rimpatriato in Turchia. L’uomo è perseguitato politico per aver condiviso sui social una vignetta ritenuta offensiva nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. All’arrivo a Istanbul, è stato fermato dalla polizia aeroportuale.
Come ha spiegato al Quotidiano la loro avvocata, Immacolata Iglio Rezzonico l’uomo “ai controlli dei documenti è stato fermato e trattenuto dalla polizia dell’aeroporto. È stato tenuto lì tutta la notte senza la possibilità di contattare l’avvocato e nessun altro della famiglia. Stamattina (giovedì ndr) è stato portato al posto di polizia locale e interrogato, anche questa volta senza la presenza dell’avvocato anche se era stato contattato, e quindi volevo capire come è andato l’interrogatorio. Poi è stato appunto rilasciato con questa formula: sotto sorveglianza”.
Nel primo pomeriggio di giovedì, dopo oltre 15 ore senza contatti con i familiari, il signor Pokerce è stato infatti rilasciato e ha potuto ricongiungersi con la moglie e il figlio minore ed anche Zelal ha potuto finalmente sentirlo al telefono. Da quanto ha potuto capire la giovane, il padre dovrà restare in Turchia nei prossimi mesi, sempre rintracciabile, in attesa del processo, verosimilmente tra tre o quattro mesi.









