Ticino e Grigioni

Canone SSR, tra solidarietà linguistica e rischio di impoverimento

Scende in campo in Ticino il comitato della società civile contrario all’iniziativa “200 franchi bastano!”, che denuncia i pericoli per le regioni minoritarie e l’occupazione

  • Un'ora fa
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'200 franchi bastano', ecco il comitato contrario

Il Quotidiano 22.01.2026, 19:00

Di: Il Quotidiano-Barbara Botti/dielle 

Dopo il Consiglio federale, che si è espresso ieri (mercoledì), oggi il comitato della società civile contrario all’abbassamento del canone a 200 franchi è sceso in campo in Ticino.

In pericolo, è stato detto, c’è l’informazione in lingua italiana e l’esistenza di programmi che i media privati locali non riuscirebbero ad assorbire. Sembra infatti un risparmio interessante, è stato spiegato, “ma la contropartita sarebbero una radio e una televisione meno forti e meno vicine alle regioni”.

Il canone, però, è tra i più alti in Europa. “Se la SSR dovesse occuparsi soltanto del territorio svizzero tedesco – ribatte ai microfoni del Quotidiano il rappresentante del comitato Luigi Pedrazzini – il canone sarebbe assolutamente in linea con quello degli altri Paesi europei. La scelta lungimirante fatta tanti anni fa dalla SSR, è invece quella di essere solidali con le regioni minoritarie, mettendo a loro disposizione un’azienda di pari livello di quella della Svizzera tedesca o francese. Tutto questo ha ovviamente un costo”.

A perderci dunque, le regioni linguistiche, che si vedranno ridurre l’offerta nella propria lingua. E c’è preoccupazione anche nei Grigioni. “Se passa l’iniziativa – afferma il già consigliere di Stato retico Stefano Lardi – noi della diaspora, non solo quindi nel Grigioni italiano, perderemmo una fonte di informazione. Anche queste persone devono infatti poter essere informate in italiano, perché l’italiano è parte della Svizzera”.

Un’iniziativa, che oltre a dimezzare il budget della SSR, porterebbe alla perdita di migliaia di posti di lavoro. Un vuoto che difficilmente, secondo il comitato in cui siede anche lo storico editore privato Giò Rezzonico, potrebbe essere colmato: “Se il servizio pubblico dovesse essere ridotto, non ci sarebbe in nessun modo un mercato interessante per i privati, non a livello di contenuti, ma oggi nemmeno a livello di pubblicità. Anni fa magari uno poteva pensare che la pubblicità che non va sulla RSI viene dirottata sui giornali, ma ormai la pubblicità sta scomparendo e sta finendo tutta sulle piattaforme internazionali. Inoltre quello che fa la RSI i privati non lo potrebbero mai fare, per ragioni finanziarie”.

Un ulteriore aspetto citato è quello delle informazioni verificate da trasmettere al pubblico. “Noi le nostre idee le basiamo sulle informazioni di cui disponiamo – dice da parte sua la ex consigliera di Stato ticinese Laura Sadis – e oggi in un mondo altamente intossicato da fake news, dall’intelligenza artificiale e da manipolazioni della realtà e dei fatti, lancerei un grido di attenzione, anche e soprattutto per i giovani… Noi dobbiamo veramente riflettere sul Paese che vogliamo domani”.

Nei prossimi giorni, saranno invece i sostenitori dell’iniziativa “200 franchi bastano! a presentare ragioni e argomenti a favore del sì.

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