Le rette delle case anziani in Ticino restano un cruccio per molte persone e per le famiglie chiamate a fare i conti, spesso in tempi rapidi, con costi importanti. Venerdì sera il tema è tornato al centro del dibattito a Patti Chiari (LA1) e, proprio in quell’occasione, il direttore del Dipartimento sanità e socialità, Raffaele De Rosa, ha annunciato una revisione del metodo con cui si calcola quanto ogni anziano deve contribuire.
Meno burocrazia e “sgravio della sostanza immobiliare”
Il consigliere di Stato ha spiegato che la riforma avrà due obiettivi: il primo è alleggerire, semplificare il processo amministrativo ed il calcolo “che è molto complesso e veramente molto macchinoso”. Il secondo è intervenire su un punto sensibile, “procedere con lo sgravio della sostanza immobiliare”. Nelle prossime settimane, ha indicato, verrà portata in Consiglio di Stato la proposta di un nuovo regolamento che permetterà, nel calcolo della sostanza, “di non considerare più la sostanza immobiliare, anche proprio per riconoscere lo sforzo e il sacrificio che hanno fatto molti dei nostri anziani nel mettere da parte dei risparmi per costruire la propria casa primaria”. Lo sgravio riguarderà chi paga il massimo della retta perché possiede una casa, si stima sia il 40%. Sarà neutro per Cantone e Comuni e l’equità - è stato detto - garantita, perché si terrà conto della capacità economica delle persone, concentrandosi sulla liquidità.
In termini pratici, l’effetto sarebbe duplice: meno documenti da recuperare e procedure più snelle. E soprattutto non si dovrà più risalire, come avviene oggi, alla situazione patrimoniale di vent’anni prima. Nel nuovo impianto, inoltre, non rientrerebbero più né le case di proprietà né le donazioni immobiliari.
La riforma risponde a una preoccupazione che negli anni è diventata ricorrente, come ha ricordato ai microfoni di SEIDISERA Paolo Nodari, direttore di Pro Senectute. “La preoccupazione arrivava dal fatto che le persone con una sostanza immobiliare non gravata o gravata poco da ipoteca, pagavano una retta della casa anziani che era molto elevata”. Tanto elevata, in diversi casi, da superare il reddito e così, per sostenere la spesa, si erodono i risparmi e può scattare la necessità di vendere l’abitazione, talvolta in fretta o sottocosto. Da qui la soddisfazione per la volontà espressa.
Quale sarà invece l’effetto sulle case anziani, i cui costi non cambieranno e saranno comunque coperti, oltre che da Cantone, Comuni e casse malati, anche dalle rette? Paolo Pezzoli, direttore degli Istituti sociali di Lugano, ha rammentato che i calcoli del Cantone vanno a indicare che non ci sarà un grosso aggravio sulle finanze cantonali o comunali. Le case per anziani non avranno nessun tipo di aggravio, spiega, anzi avranno un alleggerimento per quello che è il lavoro di carattere amministrativo che oggi è abbastanza elevato.
Il nodo dei massimi delle rette, il ruolo dell’informazione
Rimane però ancora un nodo da superare, il fatto che i massimi delle rette siano molto diversi a dipendenza della struttura. Secondo lo stesso direttore degli Istituti sociali di Lugano, vi è la necessità di mettere in rete queste case, cercando di ottimizzare i costi. “Facendo così, chiosa, le rette massime si abbasseranno. Noi sappiamo che oggi abbiamo una differenza enorme di rette massime, che variano da circa 130 franchi fino a 210 franchi al giorno”.
Ciò detto, rimane centrale essere informati. Maria Luisa Delcò, presidente del Consiglio degli Anziani del Canton Ticino, invita a non procrastinare la ricerca di informazioni ed elementi prima di decidere. Informazioni che sono a disposizione del Consiglio stesso e di Pro Senectute. Il nuovo Regolamento dovrebbe essere discusso in Consiglio di Stato nelle prossime settimane potrebbe essere retroattivo al primo gennaio e dovrebbe comunque prevedere un periodo di transizione.
SEIDISERA del 10.01.2026 Rette case anziani - Il servizio di Luca Berti
RSI Info 10.01.2026, 20:10
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