In manette 40enne italiano coinvolto nella truffa messa a segno nella casa da gioco
Lunedì il poker, ora il full. È salito ancora il numero degli arresti per la clamorosa truffa orchestrata ai danni del Casinò di Lugano. Ieri sera le manette sono scattate ai polsi di un quinto uomo. È stato lui stesso a costituirsi, verso le 19.00.
Si tratta di un 40enne italiano residente in città. Non è un dipendente della casa da gioco. Agiva dall’esterno, esattamente come il connazionale finito in carcere l’altro ieri (e di cui il GIAR Edy Meli ha confermato nel frattempo l’arresto). Il 35enne si presentava ai tavoli del black jack, incassando le vincite che riusciva ad accaparrarsi con il sistema delle carte segnate.
Il complice costituitosi nelle scorse ore avrebbe avuto invece un ruolo di tipo organizzativo. Anche nei suoi confronti il procuratore pubblico Moreno Capella ha promosso le accuse di truffa e amministrazione infedele aggravata. Agl’inizi di febbraio – ricordiamo – erano già state arrestate tre persone: l’ex-responsabile dei giochi e due impiegati. Resta da quantificare il maltolto. La somma, sottratta sull’arco di diversi mesi, sarebbe comunque ingente.
Licenziamenti ingiusti - E nella vicenda intervengono anche i 3 sorveglianti prima sospesi e poi licenziati dal Casinò di Lugano. Attraverso il loro rappresentante legale, si dicono scioccati e turbati per il provvedimento adottato nei loro confronti. Definiscono la decisione ingiusta "visto il ruolo di primo piano che hanno avuto nello scoprire la truffa e nel ccoadiuvare gli inquirenti". Nessuno di loro, precisano in un comunicato, è accusato di alcunché. Ai licenziamenti, notificati rispettando i termini di disdetta contrattuali, è stata inoltrata un'opposizione.
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