I premi di cassa malati sono aumentati del 20% negli ultimi tre anni, questo impone una nuova riflessione su un cambiamento di sistema. Una riflessione che è giunta anche da alcuni esperti presenti sabato a una giornata di studio organizzata dall’Associazione per la difesa del servizio pubblico.
“I risultati, anche nella comparazione internazionale, ci dicono che la Svizzera perde terreno - afferma ai microfoni della RSI Luca Crivelli, esperto di politica sanitaria della SUPSI -. È sempre più costosa, ha problemi di contenimento della spesa e comincia ad averne anche in termini di equità di finanziamento. Perché i sussidi di cassa malati non seguono l’evoluzione dei costi. Quindi, in qualche modo, la necessità di ripensare il sistema si sta facendo sempre più impellente”.
A sostenere la causa di una cassa malati unica, all’incontro organizzato dall’Associazione per la difesa del servizi pubblico, c’era anche il consigliere agli Stati vodese Pierre-Yves Maillard, che da anni si batte per questa soluzione. Preferibilmente cantonale questa volta. “Spero che per l’inizio dell’anno prossimo saremo pronti con uno o due progetti di iniziativa. Con soluzioni cantonali, preferibili per la prossimità e perché la politica sanitaria si fa nei cantoni”. Secondo Maillard, una cassa malati unica dovrebbe poter ridurre i premi anche del 20%.
Ma quali sarebbero effettivamente i pro e i contro di una simile soluzione? Lo abbiamo chiesto a Carlo De Pietro, economista esperto in sanità alla SUPSI: “Ci sono degli argomenti per i quali una cassa malati unica può ridurre qualche costo. Ad esempio, alcuni costi amministrativi, e può guadagnare potere negoziale. Ci sono però anche altri argomenti, citati dai contrari a questa soluzione, per i quali una cassa unica potrebbe adagiarsi, diventare più pigra, meno efficiente e burocratizzarsi ulteriormente”.
In attesa della nuova pubblicazione dei premi di cassa malati, il dibattito è lanciato.