Nichilismo è la mancanza di uno scopo. “Il futuro non è più una promessa. Manca la risposta al perché. Perché devo studiare? Perché devo lavorare? Al limite, perché devo stare al mondo?”. Da qui parte Umberto Galimberti, richiamandosi a Nietzsche, per riflettere sulla condizione giovanile e sull’attualità dei fatti di cronaca che coinvolgono i rapporti tra i sessi e la crisi dei modelli educativi.
L’educazione riguarda soprattutto l’empatia. “L’empatia ci permette di riconoscere ciò che passa nel cuore e nella mente dell’altro. È risonanza emotiva”. È una capacità innata, certo, ma può indebolirsi se non viene coltivata.
“Kant diceva che bene e male non avrebbero bisogno di definizioni, perché ciascuno dovrebbe sentirli da sé. Oggi non è più così. Leggendo le risposte dei ragazzi accusati di stupri, si nota la totale assenza di risonanza emotiva. Dicono: che cosa abbiamo fatto?”.
A suo giudizio, non è però la tecnica a poter colmare questo vuoto. La tecnica non è buona o cattiva in sé: dipende dall’uso che se ne fa. “Se un tempo si diceva che il fine giustifica i mezzi, oggi i fini sono determinati dai mezzi disponibili, insomma i mezzi hanno ormai vinto sui fini”. Per questo Galimberti non invoca la speranza come attesa passiva. “O ci si mette all’opera, oppure non accade nulla”.






