INTERVISTA

Galimberti: educare i giovani all’empatia

Il filosofo e psicanalista italiano parla a Lugano di giovani sempre meno attrezzati a distinguere il bene e il male

  • 10.11.2025, 05:48
  • 10.11.2025, 14:37
immagine
04:02

L'intervista a Umberto Galimberti

Telegiornale 09.11.2025, 20:00

Di: Telegiornale-Raffaele Pedrazzini 

Nichilismo è la mancanza di uno scopo. “Il futuro non è più una promessa. Manca la risposta al perché. Perché devo studiare? Perché devo lavorare? Al limite, perché devo stare al mondo?”. Da qui parte Umberto Galimberti, richiamandosi a Nietzsche, per riflettere sulla condizione giovanile e sull’attualità dei fatti di cronaca che coinvolgono i rapporti tra i sessi e la crisi dei modelli educativi.

L’educazione riguarda soprattutto l’empatia. “L’empatia ci permette di riconoscere ciò che passa nel cuore e nella mente dell’altro. È risonanza emotiva”. È una capacità innata, certo, ma può indebolirsi se non viene coltivata.

“Kant diceva che bene e male non avrebbero bisogno di definizioni, perché ciascuno dovrebbe sentirli da sé. Oggi non è più così. Leggendo le risposte dei ragazzi accusati di stupri, si nota la totale assenza di risonanza emotiva. Dicono: che cosa abbiamo fatto?”.

A suo giudizio, non è però la tecnica a poter colmare questo vuoto. La tecnica non è buona o cattiva in sé: dipende dall’uso che se ne fa. “Se un tempo si diceva che il fine giustifica i mezzi, oggi i fini sono determinati dai mezzi disponibili, insomma i mezzi hanno ormai vinto sui fini”. Per questo Galimberti non invoca la speranza come attesa passiva. “O ci si mette all’opera, oppure non accade nulla”.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare