In estate si dovrebbe tirare il fiato. Le vacanze sono dietro l’angolo ma, prima di dedicarsi al riposo, bisogna sistemare le ultime pendenze. Per il Consiglio di Stato ticinese sono giorni così e gli ultimi impegni in agenda sono tutt’altro che leggeri. Tra le varie decisioni da prendere, una era di un certo peso: quella sul blocco dei ristorni dei frontalieri.
Per il Governo la tassa sulla salute decisa da Roma, è una violazione degli accordi perché è da considerare come doppia imposizione. Per la Lombardia, che vorrebbe applicarla ai vecchi frontalieri a partire da settembre, è invece un semplice contributo al sistema sanitario nazionale.
In tutta questa vicenda, una cosa appare chiara: il Consiglio di Stato, o una maggioranza di esso, vuole bloccare i ristorni parzialmente o totalmente. Lo hanno detto a più riprese nelle ultime settimane Christian Vitta, Norman Gobbi, Claudio Zali. Ma la vera domanda in questo momento è la seguente: il Governo ticinese è in grado di sopportare le conseguenze di una decisione che viene vista come legittima soltanto a Palazzo delle Orsoline?
Oggi, mercoledì, il Consiglio di Stato si è confrontato con una rappresentanza della deputazione ticinese alle Camere federali. Ed è sull’asse Bellinzona-Berna che si gioca la partita. Nei prossimi giorni, infatti, la consigliera federale Karin Keller Sutter incontrerà il ministro dell’economia italiano Giancarlo Giorgetti. La sensazione è che la responsabile federale delle finanze non abbia nessuna voglia di presentarsi a Roma con un accordo internazionale fatto saltare dal Ticino. Anche perché il Consiglio federale ha fatto capire abbastanza chiaramente che bloccare i ristorni sarebbe una violazione dell’accordo sui frontalieri.
Al di là degli aspetti tecnico-giuridici, la questione è puramente politica e diplomatica. Ecco perché l’annuncio sul possibile blocco dei ristorni, nonostante le attese anche oltreconfine, non è ancora arrivato.













