“Quello che stiamo vivendo in queste ore, metaforicamente parlando, è paragonabile all’aspettativa di un parto, un parto doloroso che speriamo si possa concludere felicemente con la liberazione della nave dalla nostra isola”. Li descrive così gli ultimi momenti d’attesa Sergio Ortelli, sindaco dell’Isola del Giglio, prima della rotazione del relitto della Costa Concordia iniziata lunedì mattina.
La protezione civile ha comunicato infatti domenica che, anche in base alle previsioni meteo favorevoli, la prima fase della rimozione della nave, il parbuckling, ovvero la rotazione in assetto verticale, può avere inizio. Se l’operazione andrà a buon fine si procederà poi allo spostamento definitivo del relitto. I costi complessivi delle manovre, secondo un responsabile della società Costa Crociere, è stimato in oltre 600 milioni di euro.
L’inizio delle operazioni era previsto per le 6.00, ma è stato posticipato di circa tre ore a causa dei forti temporali che si sono abbattuti sull’isola nel corso della notte e che hanno impedito agli addetti ai lavori di posizionare in mare tutti i mezzi necessari alla gestione dell’operazione. Stando ai tecnici, il ritardo non comprometterà il risultato; ci vorranno almeno due ore per vedere i primi movimenti e il risultato finale dovrebbe essere raggiunto dopo circa dodici ore.
I rischi del "parbuckling"
La rotazione in verticale di 65 gradi della nave rappresenta una vera e propria sfida per gli ingegneri e i tecnici perché la situazione è inedita e non vi è nessun quadro operativo di riferimento poiché una tale impresa non è mai stata tentata prima. La prima difficoltà risiede nel fatto che la nave ha due falle, una provocata dall’urto con gli scogli, l’altra quando si è inclinata sugli scogli, che hanno fatto entrare una gran quantità d’acqua nello scafo che non potrà essere rimossa.
L’incognita più grande rimane la tenuta delle strutture stesse della Concordia alle notevoli sollecitazioni durante i lavori perché, come ricordato dagli esperti, la nave non è stata progettata per rimanere su un fianco.
Una prova è già stata fatta e il risultato è stato incoraggiante. Come ha spiegato Nick Sloane, direttore delle operazioni:" Abbiamo testato quattro cassoni, c'è stato uno spostamento di tre centimetri, ed è stato sufficiente per verificare che la nave può essere ruotata". I cassoni sono quelli montati sul lato emerso della nave, che saranno usati anche durante la rotazione.
Una volta lo scafo in asse si verificherà lo stato della fiancata sommersa prima di procedere al montaggio di 15 cassoni per assicurarne il galleggiamento. Il lavoro dovrebbe durare alcuni mesi. L’ultima onda per “il tempio dei divertimenti” non passerà prima della primavera del 2014.
L’incidente
L’imbarcazione, partita da Civitavecchia e diretta a Savona naufragò il 13 gennaio 2012 dopo aver urtato uno scoglio di fronte all’Isola del Giglio. Nell’incidente morirono 32 persone. Due salme, quella di una passeggera e quella di un membro dell’equipaggio, mancano ancora all’appello. A bordo della nave capitanata dal comandante Francesco Schettino si erano vi erano più di 4'200 persone tra passeggeri e equipaggio, tra cui 69 svizzeri, uno dei quali si ferì.
Le prime testimonianze di quel 13 gennaio
Poco prima delle 22 di quel 13 gennaio, raccontarono all’epoca alcuni passeggeri subito dopo la tragedia, all’improvviso si sentì un boato, poi il buoi e infine il panico. La nave si inclinò subito. Seguirono urla, spintoni, gente che scappava e che cadeva. Altri hanno paragonato l’esperienza vissuta alle scene di un film: “Sembrava di essere sul Titanic”. Un testimone raccontò che solo dopo un’ora la gente fu fatta salire sulle scialuppe d’emergenza.
Paolo Beretta/Red.MM
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