Cardiochirurgia

Il cardioband utilizzato tre volte al Cardiocentro

L’EOC prende posizione. Gli interventi risalgono agli anni 2016 e 2017 quando il prodotto era autorizzato e l’istituto non faceva ancora parte dell’Ente cantonale

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Il Cardiocentro all'epoca non era ancora sotto il cappello dell'EOC

Il Cardiocentro all'epoca non era ancora sotto il cappello dell'EOC

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Di: pon 

Tre pazienti, fra il settembre del 2016 e il maggio del 2017, sono stati trattati al Cardiocentro Ticino con il cardioband, il dispositivo medico al centro della vicenda delle morti in eccesso avvenute prima del 2020 all’Ospedale universitario di Zurigo, vicenda che ruota attorno alla figura del dottor Francesco Maisano, all’epoca attivo all’USZ e oggi al San Raffaele di Milano.

L’Ente ospedaliero cantonale ha diffuso le sue precisazioni in una nota stampa lunedì. Gli impianti, spiega, “sono stati eseguiti in un periodo in cui il dispositivo risultava regolarmente autorizzato e approvato sia a livello europeo, sia dalle autorità competenti svizzere (Swissmedic nella fattispecie), quindi senza restrizioni particolari all’impiego clinico”. All’epoca, si precisa ancora, il Cardiocentro non era ancora integrato nello stesso EOC.

La nota prosegue affermando che “dal punto di vista medico, in un caso il trattamento ha portato a un ottimo risultato; in un secondo caso il paziente ha successivamente necessitato un nuovo trattamento valvolare; nel terzo caso, caratterizzato da una situazione clinica già molto avanzata, non si è osservato un beneficio significativo. Non si sono tuttavia registrate complicanze legate alla procedura e gli interventi si sono svolti regolarmente sotto il profilo tecnico e sanitario”.

Dal maggio del 2017 non si sono verificati altri interventi con questo dispositivo, poi ritirato dal mercato nel 2018.

Oltre che a Zurigo, il cardioband era stato usato in quel periodo anche da altri nosocomi, pure in Svizzera (è il caso per esempio a Berna).

La vicenda è tornata d’attualità con la presentazione la scorsa settimana di un rapporto commissionato dall’Unispital, nel quale si affermava che nel reparto di cardiochirurgia, sotto la direzione di Maisano fra il 2016 e il 2020, si era verificata una mortalità in eccesso di una settantina di pazienti, con 11 casi particolarmente sospetti segnalati anche alla procura. Questo a causa di un fallimento gestionale complessivo, ma veniva chiamato in causa anche l’impiego del dispositivo medico, al cui sviluppo Maisano aveva contribuito, il che rappresentava anche un conflitto di interessi.

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L'Unispital di Zurigo conferma le accuse al cardiochirurgo

Telegiornale 05.05.2026, 20:00

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