Sullo sfondo c’è la tragedia di Crans-Montana e un capodanno in cui tutto è cambiato. Da allora è emersa la necessità di rivedere le norme antincendio per i locali pubblici. Il tema è entrato subito al centro del dibattito e la politica ha cercato in questi mesi di dare risposte.
In questo contesto in Ticino il Consiglio di Stato ha rivisto il regolamento di applicazione della legge sulla protezione antincendio. Una modifica che chiede maggior partecipazione ai Comuni, in termini di forze e di responsabilità. Ma che non piace alla stessa Associazione dei Comuni Ticinesi (ACT) che ha interposto un ricorso al Tribunale Federale.
Le critiche: manca uniformità cantonale
“Il problema principale è che noi vorremmo un’uniformità cantonale, una medesima dottrina per tutti gli esperti che fanno i collaudi anti-fuoco. Non ha senso avere sullo stesso immobile un esperto che ti dice: “va tutto bene” e uno che ti dice: “no, ci sono troppi problemi”, dice, ai microfoni del programma radiofonico SEIDISERA della RSI, Filippo Lombardi, capo dicastero sviluppo territoriale della città di Lugano.
Lugano non fa parte dell’ACT, ma ha deciso di schierarsi a fianco dell’Associazione Comuni Ticinesi in questa battaglia. I Comuni criticano la decisione di agire sul regolamento di applicazione, aggirando quindi il Parlamento. Senza contare - sottolinea Lombardi - che c’è un rischio di difformità di valutazione.
Gli oneri: piccoli Comuni in difficoltà
Ci sono poi gli oneri, in termini finanziari, di personale e di competenze, che soprattutto i piccoli Comuni rischiano di non poter sopportare.
Lombardi è stato tra i primi, già a inizio gennaio, a dire che bisognava fare di più in termini di prevenzione e controlli. SEIDISERA lo ha intervistato anche in merito alle sue dichiarazioni di allora.
A questo punto la domanda è: adesso che avete l’opportunità per fare qualcosa in più, vi tirate indietro?
“Fare di più non vuol dire correre con la testa bendata, vuol dire guardare in faccia e guardare veramente dove stanno i problemi. Il problema principale che abbiamo in Ticino è che la legge non è adeguata e non si può correggere a livello di regolamento. Non abbiamo un Ufficio cantonale che centralizza e dia unità di dottrina ai Comuni che sono chiamati poi a prendere le responsabilità. E se succede qualcosa va in tribunale il sindaco, non il consigliere di Stato”.
La questione delle risorse
Anche questa problematica rientra quindi sotto il cappello degli oneri riversati dal Cantone ai Comuni?
“È anche parte di questo, perché all’inizio, quando il direttore del Dipartimento del territorio ha preso in mano la questione e ha voluto assumere la presidenza della Commissione cantonale antincendio, abbiamo pensato: bene, il Cantone ha preso la misura della questione, è disposto a mettere delle risorse - dice Lombardi -. E lo stesso direttore ha detto: sì dobbiamo rilanciare quello che esisteva in passato - l’Ufficio cantonale antincendio - e aiutare i Comuni in questo modo. Poi, non so perché, è arrivata la risposta che non ci sono i soldi per riattivare questo ufficio. E questo a noi sembra veramente difficile da capire, perché scaricare semplicemente responsabilità sui Comuni non è corretto”.
I prossimi passi
Oltre alla strada legale, con il ricorso inoltrato al Tribunale Federale, i Comuni tenteranno parallelamente anche la via del confronto politico. Nelle prossime settimane si vuole organizzare un incontro con la Commissione cantonale sulla protezione antincendio e quindi con il consigliere di Stato Claudio Zali. Consigliere di Stato che, contattato da SEIDISERA, non avendo ancora ricevuto copia del ricorso, preferisce per ora non esprimersi.
Legge protezione antincendio: comuni ricorrono al TF
SEIDISERA 11.05.2026, 18:00
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