Si è chiuso questo pomeriggio, alle Assise correzionali, il processo per il caso di caporalato sul cantiere del nuovo centro culturale di Lugano. Il reclutatore di manodopera e il titolare dell’impresa, per la quale sono stati assunti gli operai sottopagati, sono stati condannati a 8 mesi di detenzione sospesi con la condizionale. Il fiduciario è stato invece prosciolto.
I tre imputati dovevano rispondere a vario titolo di falsità in documenti, ripetuta estorsione e ripetuta usura in merito agli abusi sul cantiere del LAC, segnalati un anno e mezzo fa dal sindacato UNIA.
"Sfruttato lo stato di bisogno degli operai"
Secondo l’accusa, che martedì ha chiesto per due degli imputati una pena di un anno con la condizionale, i tre avevano obbligato una decina di operai ad accettare una retribuzione inferiore rispetto a quella prevista dal contratto collettivo in vigore nell’edilizia, se non volevano essere licenziati. Questo però non figurava sui conteggi salariali, che apparivano in regola. In tre mesi il caporale avrebbe incassato oltre 12'000 franchi e quasi 5'000 il titolare.
Pronunciando la condanna, la giudice Rosa Item ha sottolineato come sia stato "riprovevole l'aver sfruttato lo stato di bisogno degli operai per un tornaconto personale".
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