Si è aperto lunedì, davanti a una Corte delle Assise criminali presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi, il processo per la violenta rissa avvenuta nel 2024 in un autosilo di Lugano. Al banco degli imputati siedono tutte e quattro le persone coinvolte, aggressori e vittime. Per due di loro, l’accusa è anche di tentato omicidio intenzionale.
I fatti
Era il 23 giugno del 2024 quando, attorno alle 3.45 del mattino, nell’autosilo - secondo la ricostruzione della procura - due svizzeri di 23 e 28 anni avvicinarono due cittadini albanesi residenti in Italia, di 25 e 26 anni, chiedendo se avessero da fumare o della droga. Alla risposta negativa sarebbero scattati gli insulti.
La situazione degenerò, con il 25enne albanese che reagì con un pugno e che poi corse verso l’auto per prendere una mazza da baseball, usata – è stato spiegato in aula – per tenere a distanza i due svizzeri e tentare di allontanarsi dall’autosilo. Ma la tensione salì ulteriormente: i due svizzeri cercarono di impedirne la fuga, prendendo a calci e pugni l’auto degli imputati. I due albanesi scesero di nuovo dal veicolo, ancora con la mazza, e colpirono ripetutamente i due giovani svizzeri, che riportarono diverse ferite. Il più grave è il 28enne, vittima di un importante trauma cranico con frattura, che lo costrinse a cinque giorni di coma farmacologico.
Le accuse
I due cittadini albanesi devono rispondere di tentato omicidio intenzionale, rissa e omissione di soccorso, di omissione di soccorso. In aula hanno riconosciuto parzialmente i fatti, dichiarando i aver agito per paura. Entrambi risultato incensurati. Arrestati in Italia, sono stati estradati e sono in carcere preventivo dal 14 marzo 2025. Il procuratore pubblico Luca Losa chiederà per loro una pena superiore ai cinque anni.
Dal canto loro, i due svizzeri – che hanno precedenti per aver violato le norme della circolazione stradale – hanno raccontato che la vicenda li ha profondamente segnati. Per loro l’accusa si limita ai reati di rissa e danneggiamento.






