Le segnalazioni, quando ci sono canali chiari e vengono prese sul serio, possono portare a verifiche e provvedimenti. È quanto emerge anche dal caso dell’ospedale Civico di Lugano, dove tre medici del servizio di ortopedia sono stati sanzionati per violazioni dell’integrità personale. Un rapporto esterno ha confermato commenti a sfondo sessuale, battute in sala operatoria e domande inopportune nei colloqui d’assunzione ai danni di alcune collaboratrici. L’Ente ospedaliero cantonale è intervenuto con misure disciplinari e con un percorso obbligatorio di formazione.
Il caso, già noto per la gravità dei comportamenti accertati, pone ora un altro tema, ossia il funzionamento dei meccanismi interni di segnalazione e la capacità delle istituzioni di intervenire. Da un lato, il sistema dell’EOC sembra aver permesso di far emergere i fatti. Dall’altro, quanto avvenuto conferma che atteggiamenti sessisti e comportamenti inadeguati continuano a presentarsi anche negli ambienti professionali.
Per Nora Jardini Croci Torti, condirettrice di Equi-Lab, associazione attiva nell’ambito delle pari opportunità, una notizia di questo tipo non sorprende. “Nelle realtà che vediamo questi comportamenti capitano, e molto spesso”, afferma. “Purtroppo è abbastanza la normalità”.
Segnalare solamente non basta, ma è il primo passo
Il punto di partenza, secondo la professionista intervistata da SEIDISERA, è che le aziende devono disporre di strumenti che permettano a chi subisce o osserva comportamenti inadeguati di segnalarli. Non è sufficiente dichiarare di non essere a conoscenza di un problema. I datori di lavoro devono quindi predisporre canali appositi, capaci di raccogliere le segnalazioni ma anche avviare verifiche e consentire interventi concreti.
È proprio questo uno degli aspetti che il caso del Civico mette in evidenza. La segnalazione ha portato a un’inchiesta esterna e, successivamente, a sanzioni. Un passaggio importante, perché rende visibile una procedura e mostra che le denunce interne possono avere conseguenze.
Ma il sistema, da solo, non elimina il problema. “Serve la formazione di tutti i dipendenti”, spiega ancora Jardini Croci Torti. Bisogna chiarire che cosa sia una molestia sessuale e quali comportamenti non possano trovare spazio sul posto di lavoro. Durante i corsi, racconta, capita ancora che alcuni dipendenti reagiscano dicendo: “Allora non si può proprio più dire niente sul posto di lavoro”. La risposta, per la condirettrice di Equi-Lab, è netta: sul posto di lavoro certe battute e certi commenti non vanno fatti.
Battute e domande intime sono molestie
Il caso di Lugano solleva anche un equivoco ancora diffuso, cioè l’idea che le molestie sessuali siano soltanto comportamenti fisici. Non è così. Commenti a sfondo sessuale, battute sessiste, allusioni e domande intime possono rientrare nelle molestie sessuali, anche quando vengono presentati come scherzi, secondo quanto spiega la responsabile di Equi-Lab. “Spesso si pensa che le molestie sessuali siano palpeggiamenti o attività fisiche”, osserva. “Invece no: già le battute sessiste, battute di questo tipo, sono molestie sessuali”.
Il settore sanitario, secondo l’esperta, non è immune da queste dinamiche. La serietà dei temi affrontati può portare, in alcuni contesti, a sdrammatizzare attraverso scherzi e battute. Ma il limite deve restare chiaro. Quando l’ironia riguarda la sessualità o colpisce colleghe e collaboratrici, può contribuire a creare un clima “tossico e sessista”. Per questo l’EOC ha annunciato che specificherà nelle proprie linee guida del personale quali sono i confini da non superare.
Dopo le sanzioni, ricostruire la fiducia
Le sanzioni hanno un ruolo importante, ma devono essere comprese. Non servono solo a punire chi ha sbagliato ma anche a chiarire, davanti all’intera organizzazione, quale comportamento è stato considerato inaccettabile. Secondo Jardini Croci Torti, le sanzioni possono aiutare a ristabilire un ambiente di lavoro più sereno, proprio perché indicano un limite e mostrano che l’azienda interviene. Se però il clima resta compromesso, possono essere necessarie ulteriori misure come mediazioni, corsi mirati, percorsi di counseling o altri strumenti di accompagnamento.








