Niente stadio, ma siamo poi sicuri che lo si sarebbe fatto, visto l’investimento megalomane che ci stava dietro? La domanda può sembrare retorica se non addirittura sarcastica a questo punto, in realtà presuppone una nuova prospettiva per le speranze del Bellinzona. E senza paradossi magari meno angosciante.
La situazione rimane difficilissima, intendiamoci, ma intanto è sicuro che in caso di salvataggio, l’anno prossimo sarà serie B e questo significa un investimento decisamente più soft per chi ne sarà proprietario. Lo stadio diventerà una priorità solo nel medio termine e c’è da credere che la città abbia 20mila metri quadrati a disposizione per un impianto da 8mila posti. Ma questa è eventualmente storia del futuro.
Il presente è fatto di debiti e scadenze. Ai debiti è praticamente certo che non possa farvi fronte il presidente Giulini. Il suo ultimo investimento è il fondo di garanzia depositato in Lega che secondo le ultime indiscrezioni dovrebbe assicurare gli stipendi dei giocatori fino a fine torneo. Fino a febbraio sono già stati saldati. Restano da pagare tutte le altre spese per un paio di milioni, magari anche meno. Con 3 milioni si può acquistare il club, salvarlo e poi garantirgli un campionato di Challenge League, recuperandone almeno una parte stringendo sinergie intelligenti con società di punta.
Resta un’ipotesi, sia chiaro, anche un po’ provocatoria e soprattutto improntata all’ottimismo. L’altra, più concreta e realistica, dice che il 17 aprile verrà pronunciato il fallimento. Fino ad allora la squadra continuerà a fare il suo: a nessuno sfiora l’idea di arrendersi. Questa si che è una certezza. L’unica.









