In manette un italiano di 35 anni, accusato di truffa e amministrazione infedele
A sbancare stavolta sono stati gl’inquirenti. Ieri la magistratura ha messo le mani su quella che potrebbe essere la mente del clamoroso raggiro orchestrato ai danni del Casinò di Lugano. Il 35enne italiano è stato fermato in città. Truffa e amministrazione infedele aggravata le accuse con le quali il procuratore pubblico Moreno Capella lo ha deferito al GIAR, Edy Meli.
Sale dunque a quattro il numero delle persone finite in carcere per le vincite truccate ai tavoli del black jack. Agl’inizi di febbraio, come noto, le manette erano scattate ai polsi dell’ex-responsabile dei giochi e di due dei sei dipendenti sospesi cautelativamente dai vertici di via Stauffacher dopo la denuncia sporta in dicembre al ministero pubblico.
Sono state proprio le dichiarazioni rilasciate negli scorsi giorni dal terzetto, in parte reo-confesso, a permettere di risalire al 35enne. L’uomo non è un impiegato del Casinò. Si tratta di un complice esterno. Probabilmente, come detto, dell’organizzatore stesso del colpo. Un colpo studiato sin nei minimi dettagli; compreso il furto, dal caveau della casa da gioco, dei mazzi di carte poi utilizzati per barare ai tavoli. Ancora da quantificare il maltolto. La ricostruzione degli importi si sta rivelando particolarmente complessa.
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