La Lombardia intende applicare, da settembre, la tassa sulla salute ai vecchi frontalieri per migliorare gli stipendi di chi lavora nel settore sanitario.. La scelta è contestata dal Governo ticinese che, parlando di violazione dell’accordo, ha sospeso il pagamento dei ristorni alla Regione. Ma la scelta lombarda potrebbe davvero bastare per fermare l’emorragia di infermieri e altri addetti alle cure che decidono di venire a lavorare in Ticino?
SEIDISERA ne ha parlato con Annette Biegger, capo area infermieristica presso l’Ente ospedaliero cantonale (EOC) che premette: “All’Ente ospedaliero cantonale, in generale, abbiamo negli ultimi dieci anni una cifra stabile di personale frontaliero. Parliamo di un 13%”. Per quanto riguarda il personale specializzato invece “siamo attorno a una cifra molto stabile al 23%”.
L’attrattività del Ticino: salario cospicuo e clima di lavoro positivo
Per il Ticino, l’Italia costituisce un mercato del lavoro naturale nell’ambito sanitario. In Lombardia su 10 milioni d’abitanti ci sono circa 100’000 infermieri. In Ticino sono venti volte di meno. Ad attirare i professionisti lombardi ci sono il salario, dalle due alle tre volte superiore a quello italiano, ma anche il clima di lavoro offerto nelle strutture ticinesi. “Il fatto di essere un collaboratore riconosciuto, di poter fare delle formazioni, di poter crescere anche professionalmente, sono degli elementi che sono quasi allo stesso livello dello stipendio”, spiega la capo area.
La carenza di personale infermieristico è un problema che accomuna l’intera Europa occidentale. Proprio per questo motivo l’Italia, tra le varie misure adottate, ha deciso di introdurre una tassa sulla salute a carico dei circa 70’000 frontalieri ancora attivi in Ticino e regolati dal precedente accordo italo-svizzero del 1974. Da qui, la decisione del Governo ticinese di bloccare una parte dei ristorni dell’imposta alla fonte (50 milioni) destinati alla Lombardia.
Preoccupazioni contenute da parte dell’EOC
I soldi della tassa sulla salute, nelle intenzioni italiane, dovranno servire ad aumentare gli stipendi del personale sanitario. Come spiegato da Annette Biegger, l’EOC non è particolarmente preoccupato dalla prospettiva: “Ci accorgiamo che riusciamo comunque a offrire delle condizioni di lavoro e un ambiente di lavoro stimolante e positivo, che viene molto apprezzato”. L’Ente, perciò, analizza e osserva la situazione, ma al momento non teme scompensi. “Dobbiamo continuare questa osservazione attenta e parlare proprio con le persone, continuando a lavorare su quello che è il nostro ambiente di lavoro e le nostre condizioni”, afferma Biegger. “Finché riusciremo a continuare su questa strada, penso che riusciremo comunque a far fronte a questi cambiamenti che avvengono anche in Italia”, conclude la capo area.








