Guardando l'orizzonte
Guardando l'orizzonte (Nicola Agostinetti)

Mare dentro

Il diario di Nicola Agostinetti a bordo di una nave della marina militare italiana: missione Mare Nostrum

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Giorno 2

Oggi c’è mare. Che detto nel centro esatto del Mediterraneo sembra la più ovvia delle banalità. Invece non lo è: c’è mare significa che c’è e che si sente, che si balla senza sosta, significa che ti sembra di averlo dentro, il mare, dentro lo stomaco e giù nelle budella. C’è mare tre barra quattro, più quattro che tre, mi dice chi sa leggere le onde. Niente di sconvolgente per un marinaio navigato, ma sufficiente per far desistere gli scafisti dall’affrontare la traversata. Oggi in mare non incontreremo barconi. Oggi abbiamo un solo obbiettivo, scavalcare onda dopo onda e arrivare a domani.

Tutto si è cominciato a muovere ieri sera, nell’attimo esatto in cui ho appoggiato la testa sul cuscino, come se sotto si nascondesse un pulsante che aziona la giostra. Ogni pezzo di questa nave, ogni sua parete, ogni porta, ogni botola, ogni singola vite e bullone, ha preso vita e ci si è messo d’impegno per non farmi chiudere occhio. Ha vinto la nave.

Tutto è in movimento

Si muove tutto anche dentro l’ufficio del comandante. Mi ha parlato della sua missione per una mezz’ora buona, poverino, mettendoci entusiasmo ed enfasi. Io non ho afferrato nemmeno una parola, troppo concentrato nel tener giù nello stomaco la colazione. Si muovono i libri sugli scaffali, si aprono e si chiudono le antine degli armadi, si muovono penne e portapenne, si muove tutto, compreso il ritratto appeso alle spalle del comandante, che in realtà è Napolitano ma sembra più Don Lurio.

 

Intanto, nella mia cabina, entra acqua, esattamente da quello strano cassetto con su scritto “pericolo amianto”. Preferisco non indagare e preferisco non asciugare.

Fra Lampedusa e Tunisia

Lo Sfinge naviga avanti e indietro, avanti e indietro come un ossesso, per attutire l’effetto dell’onda. Da questa mattina stiamo pattugliando un’area di mare compresa tra Lampedusa e la Tunisia. Si viaggia a 14 nodi, a terra sarebbero nemmeno 30 chilometri orari, la velocità di un motorino non truccato. La velocità di una centrifuga.

Mi faccio forza, stringo i denti, mi rintano dentro la mia cuccetta, penso al viaggio che fanno i profughi e i barconi. E finalmente mi addormento, vergognandomi del mio mal di mare.

 

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