Materie prime, Svizzera capitale del commercio

Quali i progressi nella trasparenza e nella sostenibilità del settore? L'approfondimento

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Senza accesso al mare, la Svizzera è diventata la piazza di scambio di materie prime più importante al mondo, per numero di aziende e di servizi attivi in quest’ambito. Un terzo delle transazioni globali sulle materie prime avviene in Svizzera. Dopo la crisi di Suez, nel 1956, l’Egitto espulse i commercianti ebrei di cotone da Alessandria, dopo avere confiscato anche le loro proprietà. Molti di loro si trasferirono a Ginevra e Losanna e ripresero da lì il commercio.

Ma ci sono altri fattori che hanno attratto in Svizzera molti trader: stabilità politica, presenza di un forte settore bancario che dagli anni ‘70 concedeva crediti ai commercianti di materie prime in funzione del valore della transazione, non in funzione del bilancio della società. Manodopera qualificata ed eccellenti condizioni fiscali. Le aziende si sono istallate soprattutto tra Ginevra e Losanna, nel Canton Zugo e in Ticino.

Sviluppo straordinario dopo il 2000

Con la globalizzazione, alla fine della guerra fredda, il settore ha vissuto uno sviluppo straordinario, in Svizzera. Dai 2 MRD di franchi di utili nel 2000 si è passati a 25 MRD di franchi nel 2017.

 

Cifre finanziarie sconosciute

Ma non sono disponibili cifre economiche ufficiali del settore. Ad eccezione di Glencore, che essendo quotata in borsa ha l’obbligo di pubblicare le sue cifre finanziarie, le altre aziende sono private e non hanno l’obbligo di pubblicarle. Ma stando al Financial Times, molte aziende di trading hanno ormai più capitali di tante banche

9'800 impieghi in Svizzera

Le cifre sui posti di lavoro in Svizzera dell’industria delle materie prime sono invece state verificate e pubblicate per la prima volta quest’anno dall’Ufficio di Statistica.

Un notevole progresso nella conoscenza di questo settore che assicura il 3,8% del PIL elvetico. Sono dunque 9800 gli impieghi di questo settore.

Ci sono progressi nell’integrità del settore?

Nel novembre scorso è stata respinta dalla maggioranza dei cantoni, l’iniziativa sulle imprese responsabili, e ora entra in vigore il controprogetto.

Ma quanto sostenibile è il commercio delle materie prime, in termini ambientali e di diritti umani? Cosa deve fare la Svizzera per rafforzarne l’integrità?  A questa domanda ha risposto recentemente il Consiglio Federale in un Resoconto. Fortemente critica sul resoconto del Consiglio Federale è l’ONG Public Eye.

Modem: trading e trasparenza

Quanto integra e trasparente è l’industria svizzera delle materie prime? Il Consiglio Federale ha pubblicato la sua risposta in un recente resoconto e parla di progressi significativi nella sostenibilità. Di progressi tangibili parla anche l’associazione di categoria dei trader. Non è d’accordo l’ONG Public Eye, per la quale le recenti condanne per corruzione e riciclaggio di denaro di alcune grandi multinazionali svizzere hanno fatto emergere pratiche molto problematiche e ampiamente diffuse. Alcuni mesi dopo la bocciatura dell’iniziativa sulle imprese responsabili, riprendiamo il dibattito sulla sostenibilità del settore delle materie prime, che nell’ultimo semestre ha raggiunto guadagni record. Intervengono (in interviste registrate): Florence Schurch, segretaria generale della STSA (Shipper and Trader Association), Stefan Flückiger, vice-segretario di stato al SIF, Andreas Missbach, esperto di materie prime dell’ONG Public Eye.

 
Bettina Mueller e Cinzia Rigamonti
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