“Mai richieste di dati sensibili”

Rarissima intervista del fondatore di Huawei in mezzo alla bufera diplomatica: “Amo la Cina e il partito comunista, mi ispiro a Jobs e apprezzo Trump”

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Un’intervista più unica che rara. Reng Zhengfei, il misterioso fondatore di Huawei, ha infatti deciso per la terza volta nella sua vita di parlare con i media. E lo ha fatto proprio nel bel mezzo del caso diplomatico, politico e giudiziario che riguarda le relazioni tra Cina, Stati Uniti e Canada.

Zhengfei, che è anche il padre di Meng Wanzhou, la direttrice finanziaria del colosso tecnologico arrestata il primo dicembre in Canada su richiesta degli Stati Uniti, ha detto che la sua impresa non ha mai ricevuto nessuna richiesta da nessun governo per fornire informazioni improprie. “Nessuna legge cinese richiede inoltre alle società di installare dispositivi con i quali si rubano informazioni sensibili dalle reti di telecomunicazioni” ha aggiunto il numero uno di Huawei.

Il 74enne ha anche detto che ama sia la Cina sia il partito comunista, ma che la politica e gli affari devono restare ben distinti. Ha spiegato poi di ispirarsi a Steve Jobs, di apprezzare Trump e di non porsi grandi problemi se gli alleati più stretti di Washington stanno escludendo Huawei dalle gare di appalto per le reti 5G. L’azienda continua infatti a firmare accordi nell’Europa meridionale, orientale e nei paesi in via di sviluppo.

NOT/AP/dielle
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