Una nuova strada di 800 metri sulla piana dell’Alute, a Bormio, per collegare l’arteria principale agli impianti sciistici. Era questo il progetto da 7 milioni di euro che le autorità volevano realizzare in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, ma che, a seguito dell’opposizione dei cittadini, al momento rimane solo sulla carta.
“Ci opponiamo alla realizzazione di questa opera perché devasterebbe la piana e non risolverebbe il problema del traffico in paese”, racconta ai microfoni del Telegiornale Ludovica Canclini, presidente dell’Associazione Bormini per l’Alute.
Nonostante le firme raccolte dall’Associazione e i ricorsi presentati, il Comune continua a puntare alla cosiddetta “tangenzialina”. Le Olimpiadi, inoltre, vengono considerate un’occasione, ad esempio per modernizzare la zona di arrivo delle piste da sci. “Le Olimpiadi rappresentano un’opportunità che consente di realizzare alcune opere rimaste nel cassetto per molto tempo. Per quanto ci riguarda, sul nostro territorio, si tratta di opere già programmate o che sono utili per il futuro”, spiega Samanta Antonioli, Assessore alle Olimpiadi per il Comune di Bormio.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno però visto i costi aumentare notevolmente rispetto alle previsioni iniziali. I Giochi infatti avrebbero dovuto essere sostenibili e a costo zero per lo Stato poiché basate su impianti già esistenti. Tuttavia, il costo globale di cui si parla è di quasi 6 miliardi di euro.
L’impatto ambientale e l’uso controverso dei fondi pubblici fanno discutere anche nelle altre località che ospitano le Olimpiadi, come Cortina, con la pista da bob, oppure Milano con l’arena del ghiaccio. “Non pensiamo di aver sperperato le risorse ma anzi di aver guardato al futuro. Niente è stato fatto ad hoc solo per le Olimpiadi ma è sempre stato guardato al futuro”, conclude Antonioli.








