Manifestanti davanti alla Corte suprema degli Stati Uniti protestano contro il verdetto
Manifestanti davanti alla Corte suprema degli Stati Uniti protestano contro il verdetto (keystone)

Aborto negli USA, ribaltata Roe contro Wade

La Corte suprema degli Stati Uniti ha rovesciato la sentenza che legalizzava il diritto in tutto il Paese - Ora varranno le leggi statali

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Con un voltafaccia di portata storica, la Corte suprema degli Stati Uniti - a maggioranza conservatrice - ha ribaltato venerdì con 6 voti contro 3 la storica sentenza Roe contro Wade del 1973, che legalizzava l'aborto nell'insieme del Paese fino alla 24ma-28ma settimana, quando il feto può sopravvivere fuori dall'utero materno. Viene così confermato il contenuto di una bozza di parere, che era stata svelata dal sito Politico.com in maggio. Formalmente, la nuova sentenza riguarda (e sostiene) una legge del Mississippi che mette al bando l'aborto a partire dalla 15ma settimana.

Il giudice Samuel Alito, che l'ha redatta, ricalca in larga parte la bozza di cui sopra: "La Costituzione", si legge in particolare, "non fa alcun riferimento all'aborto e non protegge questo diritto neanche implicitamente".

E aggiunge che "Roe era in errore dall'inizio. Il ragionamento era eccezionalmente debole e ha avuto conseguenze dannose. Lungi dal portare una soluzione nazionale alla questione, ha infiammato il dibattito e reso più profonde le divisioni".

 

L'interruzione di gravidanza non viene automaticamente vietata: ora i singoli Stati hanno il diritto di legiferare in materia e sono già 13 (essenzialmente nel sud e nel Midwest conservatori) quelli che si sono pronunciati per un divieto con delle cosiddette "trigger laws" che possono entrare in vigore. Un'altra dozzina ha già pronta o si appresta a varare una restrizione di questo caposaldo dei diritti civili.

 

I tre giudici di nomina democratica, Stephen Breyer, Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, hanno dissentito con la decisione e pubblicato un parere minoritario, dicendosi dispiaciuti per i milioni di donne che nel Paese perdono "una protezione fondamentale".

Mentre i repubblicani, come il leader alla Camera Kevin McCarthy, il suo omologo al Senato Mitch McConnell e l'ex vicepresidente Mike Pence plaudono alla decisione, i democratici l'hanno bollata come "scandalosa", per usare le parole di Nancy Pelosi. L'ex inquilino della Casa Bianca Barack Obama ha accusato i giudici di aver "attaccato le libertà fondamentali di milioni di americani".

A rendere possibile questa decisione, impensabile fino a qualche anno fa, è stato il suo successore Donald Trump: sono state le nomine da lui certificate durante il suo mandato - quelle di Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett - a far pendere dalla parte dei conservatori gli equilibri della Corte, forse per molti anni, visto che l'elezione è a vita.

Fuori dalla sede della Corte si sono radunati migliaia di manifestanti, tanto da far temere scontri fra le opposte fazioni.

 
AFP/ATS/Reuters/pon
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