Una dimostrante invoca giustizia, dopo la morte del magistrato argentino
Una dimostrante invoca giustizia, dopo la morte del magistrato argentino (keystone)

Argentina, terra di misteri

Mentre tiene banco il caso Nisman, sono diverse le morti eccellenti e dense di sospetti degli ultimi anni a Buenos Aires

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Il caso del giudice federale Alberto Nisman, trovato senza vita a Buenos Aires poche ore prima di presentare in Parlamento delle pesanti accuse contro il governo della presidente Cristina Kirchner, tiene ancora banco in Argentina.

Il reporter Matias Castelli in un suo servizio da Roma
Il reporter Matias Castelli in un suo servizio da Roma (profilo Facebook)

Nonostante tutti i media diano ampio risalto alla vicenda, come conferma il reporter del canale televisivo TELEFE Matias Castelli, c’è una certa sfiducia da parte dell’opinione pubblica sulle possibilità di arrivare ad una soluzione del “giallo” che sta scaldando ancora di più la rovente estate australe argentina.

 

Una diffidenza che sembra trovare una spiegazione nelle tanti morti "eccellenti", rimaste ancora misteriose negli ultimi anni. La lista è lunga e quasi sempre concerne persone legate al potere politico ed economico. Di seguito, alcuni dei casi più famosi.

Carlos Menem Jr

Il figlio dell’allora presidente Carlos Saul Menem morì il 15 marzo del 1995 per la caduta in una zona di campagna presso Buenos Aires dell’elicottero che stava pilotando. Assieme a lui c’era un amico. Per il padre, allora all’apice della popolarità, si trattò di un tragico incidente. Sua madre Zulema Yoma, invece, allora già separata da Menem, è convinta che sia stato un attentato orchestrato per vendetta contro l’ex marito, nell’ambito di una vendita illegale di armi all’Ecuador e alla Croazia avvenuta durante il suo mandato. Le prove balistiche ordinate dalla giustizia confermarono la tesi dell’incidente, che non è mai stata accettata dalla madre. Nel 2014 Menem ha confessato di non credere più all’ipotesi dell’incidente, ma non ha voluto fornire ulteriori dettagli.

Lourdes Di Natale

Segretaria personale di Emir Yoma, cognato e collaboratore di Carlos Menem, presentò una denuncia contro il suo principale e lo stesso Menem per il contrabbando di armi alla Croazia e all’Ecuador. Grazie a questa denuncia si scoprì il caso e Menem venne poi condannato nel 2013 anche se non scontò la pena poichè protetto da immunità parlamentare. Il primo marzo del 2003 Di Natale venne trovata morta nel cortile dell’edificio dove viveva. Secondo una prima ricostruzione si sarebbe suicidata gettandosi dal suo appartamento dal decimo piano. Pochi giorni dopo avrebbe dovuto testimoniare nel processo sull’esplosione di un deposito militare orchestrato ad arte per giustificare la mancanza di armi mandate illegalmente all’Ecuador e alla Croazia. Il caso Di Natale è a tutt’oggi all’esame della Corte Suprema.

Marcelo Cattaneo

Imprenditore di Buenos Aires venne trovato impiccato in un campus universitario nell’ottobre del 1998. In bocca aveva un ritaglio di un articolo di giornale relativo allo scandalo di corruzione legato all’informatizzazione delle succursali del Banco Nacion, la principale banca pubblica, che era stato appaltato all’IBM dietro pagamento di cospicue mazzette ai politici. Il fratello maggiore di Cattaneo era sottosegretario alla presidenza di Menem. La giustizia optò per l’ipotesi di un “suicidio obbligato”; Cattaneo avrebbe deciso di togliersi la vita per le pressioni ricevute da lui e dalla famiglia a seguito dello scandalo di corruzione destinato a essere giudicato in tribunale nove anni più tardi. I suoi famigliari non hanno mai accettato tale tesi.

Alfredo Yabran

Potentissimo industriale legato a filo doppio con il potere, venne accusato della morte di Josè Luis Cabezas un fotografo della rivista Noticias, “colpevole”  di averlo ripreso per la prima volta in una foto pubblicata nel mese di gennaio del 1997.

La copertina con la foto in questione di Alfredo Yabran
La copertina con la foto in questione di Alfredo Yabran (dal sito di Noticias)

Braccato dalla polizia, Yabran si sarebbe suicidato con un colpo di fucile alla testa nella sua casa di campagna un anno e mezzo più tardi. A causa dell’impatto dello sparo il suo volto era però completamente non identificabile; ciò diede adito al sospetto che il cadavere fosse di un'altra persona e che Yabran in realtà fosse scappato, per godersi la sua immensa fortuna sotto falso nome e con una nuova fisionomia all’estero.

Emiliano Guanella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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