75 anni fa la liberazione di Auschwitz

TG 20 di domenica 26.01.2020

Auschwitz, 75 anni dopo

Ricorre l'anniversario della liberazione del campo, che per decisione dell'ONU del 2005, è la giornata della memoria dell'Olocausto

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La giornata della memoria, istituita da una risoluzione dell'ONU il 1° novembre 2005, commemora ogni anno le vittime dell'Olocausto. In questo 2020 l'anniversario è particolarmente significativo: sono passati 75 anni da quando l'Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz, nei pressi dell'odierna Oswiecim in Polonia, e rivelarono al mondo l'orrore del genocidio commesso dai nazisti. C'era la neve e i soldati russi trovarono 7'000 prigionieri. Emaciati. Stremati. Quasi increduli di esistere. Era il primo pomeriggio del 27 gennaio e questa è la data scelta che le Nazioni Unite hanno scelto per ricordare la Shoah.    

Auschwitz, il ritorno: il documentario di Matilde Casasopra e Mino Müller del 1995
Auschwitz, il ritorno: il documentario di Matilde Casasopra e Mino Müller del 1995

Auschwitz è ancora oggi testimonianza inaudita di un male che però non può essere solo memoria ma ammonimento. A tenerli aperti, gli occhi. A vigilare. Perché la storia insegna che il male è sempre in agguato. Perché – come scriveva Primo Levi - Auschwitz è il simbolo della vergogna che si prova anche davanti alla colpa commessa da altri.

Duecento ex prigionieri e numerosi capi di Stato e di Governo partecipano a una cerimonia nel campo in cui, si stima, morì un milione di persone. Per la Svizzera, con alcuni sopravvissuti e due studenti, c'è la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, che già il 19 gennaio ha avuto modo di incontrare dei superstiti. In serata è previsto un momento di raccoglimento di fronte al monumento per le vittime. Berna ha contribuito con 1,2 milioni di franchi alla fondazione internazionale che si occupa della preservazione del sito storico.

Molti giovani al museo

RG 12.30 del 27.01.2020 L'intervista di Giuseppe Bucci a Jadwiga Pinderska-Lech
RG 12.30 del 27.01.2020 L'intervista di Giuseppe Bucci a Jadwiga Pinderska-Lech

I visitatori del museo da qualche anno sono in crescita: lo scorso anno il campo è stato visitato da 2'230'000 persone, un record e "prevalgono i giovani". Oltre il 60% sono ragazzi che vengono con le scuole, con varie organizzazioni o con i loro genitori, racconta Jadwiga Pinderska-Lech, direttrice della casa editrice del museo e guida in lingua italiana, che nell'intervista concessa a Giuseppe Bucci racconta quali sono i luoghi che lasciano maggiormente il segno e si dice ottimista: il lavoro che si sta facendo porterà dei frutti e certi orrori non si ripeteranno.

Le figlie di deportati che parlano nelle scuole

 

Ad Auschwitz, più precisamente nel campo di Birkenau, morì anche il padre di Vaifra Pesaro. Tutti la conoscono come Lilli. È nata nel 1938 con l’entrata in vigore delle leggi razziali in Italia. Mamma cattolica, papà ebreo, Lilli è di religione ebraica. Si è salvata grazie ad una famiglia che l’ha tenuta nascosta per due anni in casa. Suo papà, invece, come detto non ce l’ha fatta. Arrestato, deportato, è stato ucciso dai soldati tedeschi pochi giorni prima della liberazione del campo di concentramento. Una dramma di cui Lilli non ha parlato per una vita intera. Fino a pochi anni fa, quando ha capito il dovere di raccontare la sua storia ai ragazzi. Laura Giovara l’ha incontrata alle scuole medie di Gavirate.

CSI 18.00 del 27.01.2020 Giornata della memoria
CSI 18.00 del 27.01.2020 Giornata della memoria
 

Dai lager non tornarono mai neanche i genitori di Fanny, oggi 90enne. Nel 1943, a soli 13 anni, guidò un gruppo di bambini ebrei dalla Francia fino in Svizzera. Viaggia in tutto il mondo per portare la sua testimonianza e martedì incontrerà ragazzi di scuola media di Barbengo, a coronamento di un progetto costruito sull'arco di anni.

Lo svizzero che salvò centinaia di ebrei

CSI 18.00 del 24.01.2020 L'intervista di Francesca Motta a Agnes Hirschi
CSI 18.00 del 24.01.2020 L'intervista di Francesca Motta a Agnes Hirschi
 

Chi dice Shoah, pensa anche ai "Giusti tra le nazioni" e fra quanti sono stati riconosciuti da Israele c'è anche Carl Lutz (a sinistra nella foto datata 1966), diplomatico elvetico che salvò 60'000 ebrei a Budapest estendendo la protezione svizzera a loro e a una rete di edifici in cui venivano accolti, fra cui la "casa di vetro" che dà il titolo a una docu-fiction della RSI, firmata nel 2004 dal giornalista Aldo Sofia e dal regista Enrico Pasotti. In questi giorni è stata proiettata a Bellinzona e Massagno, oggi, lunedì è a Locarno. Fra quanti vennero salvati da Lutz c'è anche Agnes Hirschi, sua figliastra (la madre, ebrea, divenne la seconda moglie del diplomatico). L'appenzellese è morto nel 1975 senza aver mai visto riconosciuto in patria il suo operato: "Ha atteso i ringraziamenti fino alla fine", racconta Agnes Hirschi nell'intervista di Francesca Motta, che l'ha incontrata giovedì scorso a Lugano.

La cantante della pace

Intervista alla cantante Noa

Intervista alla cantante Noa

TG 20 di domenica 26.01.2020

A Lugano, domenica sera, c'era anche la cantante israeliana Noa, al LAC invitata dall'Associazione Svizzera-Israele. "È il giorno in cui possiamo ricordare davvero quanto il mondo può essere terribile se gli esseri umani non si trattano da uguali", ha detto intervistata da Jonas Marti l'interprete di "Beautiful that way", colonna sonora di "La vita è bella".  "Io voglio stare dalla parte della speranza", afferma.

pon/M.Ang./ATS/TG/CSI
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