Foto d'archivio (keystone)

Beni strategici prima all'UE, e la Svizzera?

Gli USA vietarono le esportazioni di vaccini durante la pandemia, così ora Bruxelles vuole tutelarsi: multe come "arma di ritorsione" in caso di crisi - Le conseguenze per la Confederazione

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Bruxelles ha presentato lunedì la bozza di un nuovo strumento per proteggere il mercato interno dell'UE in caso di crisi, obbligando (se necessario) i produttori di beni strategici a servire prima l'Europa. La misura si ispira alle norme già in vigore negli Stati Uniti. Secondo la bozza di testo, nel caso si verifichino "circostanze estreme" - che potrebbero portare a carenze di prodotti vitali - la Commissione europea potrà chiedere ai produttori di dare priorità agli ordini europei, piuttosto che a quelli cinesi o americani, pena l'applicazione di multe.

Un'arma di ritorsione

Questa misura è intesa come arma di ritorsione. "Ci auguriamo che non venga mai utilizzata", ha dichiarato il commissario per il Mercato interno Thierry Breton, in una conferenza stampa congiunta con la vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager. L'idea è quella di dissuadere i Paesi terzi dal bloccare le esportazioni di prodotti strategici verso l'Europa, come gli Stati Uniti, che hanno vietato le esportazioni di vaccini Covid durante la pandemia.

La lezione del Covid

Il regolamento deve ancora essere negoziato con il Parlamento europeo e gli Stati membri. È stato annunciato nel febbraio 2021 dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha voluto trarre insegnamento dalle perturbazioni delle catene di approvvigionamento europee causate dalla pandemia. Anche prima di una situazione di crisi, potrebbe essere attivata una fase di vigilanza, se viene identificato un rischio di scarsità per un bene strategico. Ai produttori interessati potrebbe essere richiesto di fornire alcune informazioni strategiche, ad esempio sulle loro capacità produttive. In questa fase, la Commissione vorrebbe anche poter chiedere ai Paesi dell'UE di costituire riserve strategiche. "Gli Stati membri saranno strettamente coinvolti in tutte le fasi della procedura", ha sottolineato Vestager.

Evitare il ristabilimento delle frontiere

Il testo mira inoltre a limitare le restrizioni alla circolazione di merci e persone tra gli Stati membri. L'obiettivo è evitare che si ripeta il ritorno alle frontiere o la requisizione di prodotti critici, come le mascherine chirurgiche, misure adottate in modo disordinato dagli Stati membri durante la pandemia e che hanno aggravato la crisi. In particolare, rafforza l'obbligo di notificare tali decisioni nazionali a Bruxelles. Verrebbe inoltre stilata una lista nera di misure discriminatorie, contrarie alle regole del mercato unico, per rafforzare la repressione nei confronti degli Stati trasgressori. La bozza di regolamento darebbe inoltre alla Commissione il potere di effettuare acquisti di gruppo per conto dei Paesi dell'UE, sulla falsariga di quanto fatto con i vaccini Covid. "Lo strumento attua sostanzialmente il principio secondo cui in Europa siamo più forti insieme", ha commentato il deputato conservatore Andreas Schwab.

Cosa potrebbe significare la legge UE per la Svizzera?

Il progetto di legge, dunque, riguarda i beni strategici e l’eventuale penuria di questi beni, ma cosa potrebbe significare per la Svizzera? La RSI lo ha chiesto all’eurodeputato tedesco Andreas Schwab, della CDU, che è anche il presidente della delegazione parlamentare per i rapporti con la Svizzera.

"Prima di tutto è una risposta diretta sulla crisi del Covid. Abbiamo vissuto un tempo molto difficile perché gli Stati membri non avevano la capacità di organizzarsi bene di fronte alla pandemia. Noi vogliamo anche in tempo di crisi, che gli Stati europei lavorino assieme per meglio servire i cittadini, per organizzare (ad esempio n.d.r.) che ci sia abbastanza da mangiare, che arrivi la frutta dall'Italia, che arrivino le macchine della Germania... Non possiamo permetterci, in un momento di crisi, un caos come quello che abbiamo vissuto nel 2021".                

Però ai tempi dell'emergenza Covid, quando le fabbriche britanniche rifornivano di vaccini prima il Regno Unito e solo dopo l'UE, Bruxelles si appellava al libero mercato. Cosa succede ora? La Commissione non crede più al libero mercato?                

"C'è un'idea che in caso di emergenza la Commissione europea può domandare alle imprese di produrre le cose che sono importanti. Però dobbiamo discutere su questo, perché in ogni caso le imprese possono solo produrre se ci sono le materie prime. Se non c'è niente non si produce niente".

La Svizzera deve preoccuparsi per questa nuova legge?

"No, potrà approfittare della proposta, perché anche la Svizzera ha conosciuto problemi".

Ma se domani c'è una nuova emergenza e ci mancano, per esempio, delle mascherine, la fabbrica in Germania dovrà produrre prima per la Germania, non per la Svizzera...

"Quando la Svizzera farà parte di questo mercato, anche la Svizzera potrà approfittare di questa misura".

Ma la Svizzera non fa parte di questo mercato..

"Sì, ma vediamo nei prossimi anni che la Svizzera parteciperà di più, perché anche per la Svizzera è utile avere questo grande mercato europeo".

Lei mi sembra ottimista dunque sul futuro delle relazioni in Svizzera UE...

"Dopo la pandemia dobbiamo essere tutti ottimisti sul fatto che potremo gestire meglio la prossima crisi e potremo anche fare meglio tra Stati dell'Unione europea e Stati terzi, come la Svizzera. Dobbiamo trovare un modo per meglio cooperare senza creare troppi impegni per la Svizzera. E per questo servirebbe che il Governo svizzero facesse una proposta, perché noi non possiamo conoscere i problemi interni della Svizzera. È chiaro che abbiamo trattato per troppo tempo e noi vogliamo trovare un accordo, il più rapidamente possibile".

SEIDISERA/Tomas Miglierina/ATS/M. Ang
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