Applausi e standing ovation immediatamente dopo l'annuncio
Applausi e standing ovation immediatamente dopo l'annuncio (©Keystone)

Clima, "accordo storico"

Il plenum della conferenza adotta il testo. Obama: "passo "enorme"; Confederazione contenta a metà

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L’accordo sul clima è stato adottato sabato da quasi tutte le delegazioni (187 su 195 paesi) dopo due settimane di lavori a Bourget, vicino a Parigi, durante la XXI conferenza internazionale dell’ONU sui cambiamenti climatici (COP21).

La quantità di CO2 prodotta nel mondo nel 2014
La quantità di CO2 prodotta nel mondo nel 2014 (RSI/px)

 

 

Si tratta di un risultato definito dai presenti “senza precedenti”. Il presidente del COP21, Laurent Fabius, al momento dell’annuncio ha detto: “Guardo la sala e vedo che la reazione è positiva. Non sento obiezioni. L’accordo sul clima è quindi adottato”. Alla dichiarazione è quindi seguito un applauso di tutti i delegati in piedi durato diversi minuti. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, su twitter, ha definito l’accordo “enorme”. Il primo ministro francese Manuel Valls ha parlato di un "accordo storico".

Berna: "Bene, ma si deve fare di più"

La Svizzera si è detta soddisfatta del risultato raggiunto.

 

In un comunicato diffuso dal Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni ha sottolineato come "adesso gli atti devono seguire alle parole: gli obiettivi nazionali annunciati devono essere realizzati e controllati, così come gli sforzi per ridurre le emissioni devono essere regolarmente rafforzati". Secondo la Confederazione, però, l'accordo "non corrisponde ancora al livello d'impegno necessario per far fronte alla problematica del clima".

La variazione della temperatura rispetto al periodo 1961-1990
La variazione della temperatura rispetto al periodo 1961-1990 (RSI/px)

L’obiettivo dell’accordo, il cui testo è stato reso noto in mattinata, è di contenere il rialzo medio della temperatura del pianeta “nettamente al di sotto dei due gradi centigradi”. L’adozione dell’accordo conclude un processo durato quattro anni, iniziato alla conferenza sul clima nel 2011 a Durban, nel 2011.

Il testo dovrà ora essere ratificato dagli Stati membri.

ab/ats/afp/reuters

Il nostro dossier: Caccia a un accordo sul clima

 

 

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La scheda

I 187 paesi che hanno sottoscritto l'accordo coprono quasi tutte le emissioni globali di gas serra. Vediamo nel dettaglio l'onere preso dai 10 paesi con le percentuali più alte di emissioni:

La Cina è il paese che inquina di più, con circa un quarto delle emissioni totali, e ha preso l'impegno di porre un limite massimo alle sue emissioni di gas serra.

Gli Stati Uniti sono il secondo più grande inquinatore ed entro il 2025 ridurrà le sue emissioni del 26-28% rispetto al 2005.

L'Unione Europea, che risulta al terzo posto per inquinamento, con il 10% delle emissioni totali, è stata la prima ha presentare il proprio piano: una riduzione di almeno il 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

L'India ha promesso di ridurre la sua "intensità di carbonio" del 35% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, ma non ha fissato un obiettivo globale di riduzione delle emissioni.

La Russia assicura di diminuirle del 25-30% entro il 2030 in rapporto ai dati del 1990.

Il Giappone vuole ridurle del 26% tra il 2013 e il 2030.

Il Brasile, col 2% delle emissioni totali, ha annunciato l'intenzione di abbassarle del 43% entro il 2030 in rapporto ai livelli del 2005, diversificando le fonti di energia rinnovabile.

L'Iran le ridurrà del 4% entro il 2030.

L'Indonesia le abbasserà del 29% nel 2030; percentuale che però potrebbe salire al 41% qualora ricevesse aiuti finanziari.

Il Canada, infine, aveva annunciato una riduzione delle emissioni del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005.

Per quanto riguarda gli altri Stati, molti paesi in via di sviluppo hanno presentato il proprio impegno, la cui attuazione però spesso dipende dalla necessità di aiuti finanziari. Tra gli otto paesi che non hanno adottato l'accordo vi sono invece la Corea del Nord, la Libia, il Nicaragua e il Nepal.

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