Milano avvolta dalle polveri sottili in un immagine d'archivio (keystone)

Covid-19 e smog, unione letale

Uno studio dell'Università di Roma trova una correlazione tra presenza polveri sottili e mortalità

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Il Covid-19 uccide di più nelle aree più inquinate. È quanto emerge da uno studio italiano che mette in evidenza come tra le regioni più esposte alle polveri sottili e quelle meno esposte vi sia un grande divario nella letalità del virus.

"Ci siamo chiesti come era possibile che in Lombardia il Covid-19 abbia avuto quegli effetti e nel Lazio no", dice Leonardo Becchetti, professore di economia all'Università Tor Vergata di Roma, ai microfoni della RSI. "

Il nesso tra inquinamento e insorgenza di maggiori patologie legate alle vie respiratorie è già noto alla comunità scientifica. Lo studio aggiunge però un importante tassello: "L'esposizione di lungo periodo alle polveri sottili rende i polmoni più infiammabili e la risposta ai virus che producono danni polmonari è peggiore. Noi vediamo che questo può spiegare una differenza tra le regioni meno inquinate, come la Sardegna, e quelle più inquinate, come la Lombardia, di qualche migliaio di decessi. La nostra stima parla di circa 1'200, 1'300 di differenza al mese".

Ovviamente non tutto può essere spiegato con l'inquinamento, sottolinea Becchetti. Sulla propagazione dei contagi hanno influito anche la struttura produttiva dei territori, il pendolarismo, il lockdown. "La conclusione del nostro lavoro è che bisogna costruire un sistema ecologico meno esposto al rischio sanitario e dove la sostenibilità ambientale sia centrale".

La ricerca sul sito dell'Università Tor Vergata

RG/Bleff
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