La Svezia rimilitarizza Gotland

TG 20 di giovedì 25.08.2022

Da isola incontaminata a isola di guerra

Gotland, in Svezia, con l'inizio della guerra in Ucraina, è diventata un presidio militare e per ora sono poche le persone che si lamentano - Il reportage

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Decine di spiagge bianchissime, porticcioli tranquilli, boschi e fattorie, laghi e piste ciclabili, una capitale, Visby, il cui conservatissimo centro storico medioevale rientra nel patrimonio UNESCO: a poche ore di traghetto da Stoccolma, l’isola di Gotland offre agli svedesi un piccolo paradiso. Anche per flora e fauna: in soli 3’000 kmq sono state create 150 riserve naturali e individuati ben 159 “siti  Natura 2000”, ovvero aree riconosciute come strategiche a livello europeo per la conservazione di habitat e specie.

A Gotland inoltre, tra sole, vento e geotermico, abbondano le fonti di energia rinnovabile. In virtù di tutto ciò il Governo svedese ha scelto l’isola come regione pilota per la transizione energetica, prefissandosi l’obiettivo di renderla 100% emissioni zero entro il 2045. Ma sul destino della piccola isola si stanno riflettendo gli effetti della geopolitica mondiale. A causa della sua posizione strategica nel mezzo del Mar Baltico, Gotland  ha storicamente  convissuto con una forte presenza militare, andata poi riducendosi con la fine della Guerra Fredda, fino alla completa smilitarizzazione nel 2005.Ma con l’ingresso della Russia in Crimea  si risvegliano gli antichi timori di invasione e il Governo svedese da alcuni anni sta rimilitarizzando  l’isola  che si trova soli 250 km dall’enclave russa di Kaliningrad.

Torna di stanza lo storico battaglione P18, inizialmente con un contingente di 500 unità che secondo quanto dichiarato verrà portato a 4’000. Le vecchie infrastrutture militari vengono riattivate e si pianifica il loro ampliamento, mezzi corazzati e truppe scorrazzano per l’isola, sulle spiagge sbarcano le navi da guerra, il cielo è attraversato da aerei da combattimento, gli elicotteri atterrano sulle strade trasformate in piste. Qualche mese fa si è conclusa un'esercitazione militare che ha incluso per la prima volta marine statunitensi. Il tragitto verso la piena sostenibilità sta quindi subendo una frenata: i militari sono contrari all’ampliamento dei parchi eolici, il principale motore della transizione energetica svedese, in quanto interferiscono con le loro installazioni e manovre.

Inquinamento acustico e chimico

L’inquinamento acustico e chimico prodotto dalle attività militari inoltre non è senza conseguenze per la salute dell’ambiente e delle persone: in particolare, sull’isola, i PFAS che percolando da un deposito di munizioni, hanno contaminato una parte  delle acque di falda, nelle aree di esercitazione, aperte al pubblico quando non utilizzate, è possibile rinvenire residui di razzi, munizioni,  carcasse che sono pericolose e nel tempo rilasciano sostanze tossiche. L’utilizzo di mezzi pesanti altera gli habitat, i  suoni e le vibrazioni prodotti dalle esplosioni  disturbano la fauna selvatica, come la rara focena baltica che si riproduce nelle acque che circondano l’isola. A fronte di tutto ciò, le voci critiche sull’isola non sono ancora molte: è il prezzo da pagare per la sicurezza del paese.

 
Serena Tarabini e Narciso Contreras
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