"Distruzione come una guerra"

Sisma in Italia, 5 mesi dopo: la situazione rimane critica ancora in molte zone - Aiuti con il contagocce e l'inverno non aiuta

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La terra è tornata a tremare nell'Italia centrale (vd. correlati) e la neve non ha fatto altro che peggiorare una situazione già al limite, quella che abbiamo constatato un paio di settimane fa. "Il problema sono le strade, non possiamo andare più ai paesi". Sono oltre 12'000 gli sfollati a causa del sisma che da quel 24 agosto ha colpito quasi 45'000 volte il triangolo appenninico tra Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. Siamo nel cuore dell’Italia e il cambiamento è epocale.

Sembra di entrare in una zona di guerra. Case distrutte, militari e vigili del fuoco, poche roulotte e casette di legno.

"I politici vengono qui - si lamenta Piero -. Faremo, faremo, dicono sempre, ma intanto non abbiamo neanche un bagno".

Uno dei problemi principali riguarda gli animali. Da Amatrice a Pievetorina, tutti gli allevatori lamentano ritardi nella costruzione di stalle e rifugi adatti all’inverno rigido di queste zone. Virginia ha 21 anni e ha lasciato l’Università per andare a fare il mestiere di famiglia: la transumanza.

 

"Non arrivano gli aiuti"

"Non solo non ci arrivano aiuti, ma ci hanno proprio consigliato di non fare la domanda - spiega - visto che pur essendo residente qui, ci passo solo i mesi della transumanza." Gli animali che resisteranno al freddo, non avranno inoltre accesso ai terreni assegnati, per via dei sentieri danneggiati.

Intere strade sono isolate, le frane sono all’ordine del giorno, e oltre ai posti più rinomati, come Castelluccio di Norcia, ci sono decine di borghi totalmente abbandonati, come Gualdo e Macchie, vicino Castelsantangelo sul Nera.

"Quando ero piccolo eravamo 1'400, adesso eravamo rimasti in 35, ma era come una famiglia", ci racconta Giuseppe, che ora vive sulla costa, in uno degli alberghi messi a disposizione per i terremotati. Castelsantangelo è devastata, solo un bar ancora funziona, e mostra che la vita qui continua, ma le incertezze sono molte, e più che la paura del terremoto, ora è la rabbia per i ritardi a far temere per il futuro di queste terre.

Francesco Conte

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