Mancano poco meno di trenta persone (Keystone)

"Eventi difficili da prevedere"

Il vulcanologo ticinese Marco Brenna professore all'università di Otago in Nuova Zelanda. "È possibile che succeda ancora qualcosa"

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È salito a cinque il numero dei morti provocati dall'eruzione del vulcano neozelandese dell'isola di White Island. Il bilancio rimane provvisorio dato che le autorità non nascondono che possa aggravarsi. Al momento dell'eruzione, secondo la polizia, sull'isola ci sarebbero state circa cinquanta persone.

Sono 23 i feriti riportati a terra, la maggior parte di loro presenta ustioni ma all'appello mancano poco meno di trenta persone che, secondo alcuni media locali, sarebbero per lo più turisti australiani. Tuttavia, nel pomeriggio le autorità hanno comunicato che non ci sarebbero più speranze di trovare superstiti in vita.

"Sono gli eventi più difficili da prevedere perché sono silenziosi", ha spiegato alla RSI Marco Brenna, ticinese emigrato e professore di vulcanologia all'università di Otago. "Già da qualche settimana ci sono stati segni di una certa attività come eventi sismici ed emissione di gas. – ha continuato – Ma per vulcani di questo tipo succede spesso che vi siano segnali di instabilità ma che non sempre culminano con un’eruzione".

Per il momento resta in vigore il divieto di sorvolo dell'isola e a causa del pericolo permanente anche i soccorritori non possono sbarcare su White Island. "Ci vorrà un po' di tempo perché tutte le fratture si richiudano e permettano al sistema di ripressurizzarsi. È possibile che succeda ancora qualcosa ma l’esperienza insegna che potrebbe non essere a breve", ha concluso Marco Brenna.

 
RG/AnP
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