Genova dal Morandi al San Giorgio

Un nuovo viadotto si staglia sul Polcevera a due anni dal crollo che ha causato 43 morti e molte polemiche

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Alle 11.36 del 14 agosto 2018, sotto una pioggia torrenziale, una sezione del Ponte Morandi a Genova cede, trascinando con sé i veicoli che vi stavano transitando. Nel disastro muoiono 43 persone: alcune stavano viaggiando sul viadotto sul Polcevera, altre erano al lavoro sotto la struttura.

 

In seguito allo schianto più di 500 persone vengono sfollate dalle case sottostanti al ponte. Si teme che il moncone est possa cedere e abbattersi sugli edifici, resi instabili dal crollo. Il 18 ottobre possono tornare per qualche ora nelle loro abitazioni (che sono poi state abbattute) per recuperare quanto possibile e portarlo nelle loro nuove case assegnate dalle autorità. Il disastro continua però a pesare sui quartieri all'ombra del ponte, che si sono svuotati e hanno visto molte attività commerciali sparire.

Le cause del crollo

Subito dopo la tragedia inizia il lavoro per capire quali siano state le cause. Un lavoro che vede scendere in campo gli esperti del Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca di Dübendorf, che analizzano i reperti del ponte. Secondo il loro rapporto, la corrosione dei tiranti d'acciaio era in corso da tempo, ma si sono rotti nella loro parte più sana, forse a causa del cedimento di un altro elemento del viadotto.

Autostrade nel mirino

Nei giorni successivi il disastro partono le accuse di manutenzione non svolta a dovere e le richieste del Governo per una revoca della concessione sulla tratta di Autostrade per l’Italia. Nel luglio del 2020 viene però confermata la gestione del nuovo ponte da parte della stessa società, anche se l’ipotesi di una revoca è ancora possibile. Una decisione che ha provocato critiche infuocate nell’arena politica, ma anche da parte dei familiari delle vittime.

Indagini ancora in corso

 

Le indagini sul disastro sono ancora in corso e il numero di indagati è cresciuto con il passare del tempo, superando le 70 persone. Tra loro anche importanti manager di Autostrade e funzionari della controllata Spea, società attiva nella progettazione di infrastrutture stradali. La perizia sulle cause del crollo sarà consegnata entro la fine di ottobre, quando potrebbe partire anche il processo. In seguito all’incidente è stata aperta anche una seconda inchiesta su 20 dipendenti delle due società, accusati di aver falsificato i rapporti sullo stato di 19 viadotti sotto la loro gestione.

Verso il nuovo ponte

 

Il 18 dicembre 2018 viene ufficializzata la cordata per la costruzione del nuovo ponte su progetto di Renzo Piano. Prima di ricostruire bisogna però distruggere quanto resta del Morandi: il 28 giugno 2019 vengono demoliti con l’esplosivo i piloni e i monconi restanti e pochi giorni dopo prende il via il cantiere. In ottobre, durante una cerimonia ufficiale, viene innalzata la prima trave di 50 metri, mentre nell’aprile successivo viene fissata l’ultima delle 19 campate del viadotto. In luglio il viadotto supera le prove di collaudo, spianando la strada all’apertura al traffico del nuovo Ponte San Giorgio.

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