Messico, finito il vertice trilaterale

TG 20 di mercoledì 11.01.2023

Il presidente messicano Lopez Obrador (al centro) in posa con Joe Biden e Justin Trudeau (Keystone)

Il summit dei "tres amigos", ma non troppo

I leader di Stati Uniti, Canada e Messico concludono gli incontri a Città del Messico e inaugurano nuovi progetti

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Sono passati 9 anni dall’ultima visita di un presidente statunitense in Messico. Riunire qui i leader di Stati Uniti, Canada e Messico inaugura una nuova epoca di collaborazione su temi comuni.

La migrazione, esplosa negli ultimi anni e peggiorata con la pandemia, non si risolve con i muri. Il presidente Lopez Obrador si è complimentato con il presidente Biden per non aver costruito neanche un metro di muro, una rarità per un leader statunitense. Poco prima di atterrare in Messico, Biden aveva dichiarato che si autorizzerà ogni mese l’entrata di 30'000 richiedenti asilo provenienti da paesi particolarmente in crisi ovvero Haiti, Cuba, Nicaragua e Venezuela. Da parte sua il Messico si è impegnato a riceverne altrettanti nello stesso periodo, sarebbero persone che non hanno i requisiti per rimanere negli Stati Uniti. Si velocizzeranno anche le verifiche delle richieste di asilo per limitare le lunghe attese, questo significherà anche espulsioni più rapide.

Il Messico costruirà un nuovo centro di accoglienza alla frontiera sud, dovrebbe aiutare a gestire il numero crescente di migranti, ma servirà anche per valutare le singole richieste, cercando di limitare il numero di persone che continuerà il viaggio verso gli Stati Uniti. Biden, tra l’altro, sta chiedendo ai paesi attraversati dai migranti di offrire asilo nel loro territorio. Lopez Obrador da parte sua ha chiesto al presidente statunitense di legalizzare la condizione di milioni di messicani che già vivono nel paese.

Sui temi economici si sono annunciate nuove commissioni al fine di studiare investimenti in industrie strategiche e aumentare la competitività della regione. Canada, Stati Uniti, Messico hanno il vantaggio di basi manifatturiere, risorse umane, mercato e investimenti. Sono vicini geograficamente e alleati politici. Una strategia che trova le basi nella guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, rafforzata in seguito dagli effetti della pandemia. Ha dimostrato la vulnerabilità dell’approvvigionamento di prodotti concentrati in paesi lontani. Ci sarà una revisione delle politiche di importazione e esportazione dei prodotti di ognuno dei 3 paesi. Si condurrà una nuova mappatura dei minerali critici, al fine di sfruttare maggiormente le risorse nella regione. Si punta specificatamente all’industria dei semiconduttori, molto complessa e costosa da riprodurre, al momento concentrata nell’isola di Taiwan, con tutti i problemi geopolitici che comporta. Ma è anche un’industria che consuma una gran quantità di energia, e proprio su questo tema è caduto il silenzio durante il summit.

Stati Uniti e Canada accusano il Messico di violare l’accordo di libero scambio nel bloccare investimenti privati nel settore. Il Messico, firmatario dell’accordo, non dà segnali di voler cedere, dicendo che si tratta di una questione di sovranità su cui non accetta interferenze.

Il summit non ha avvicinato le parti a un accordo, nonostante sia nell’interesse di tutti raggiungerlo. Per il Messico, in particolare, vuol dire aggiungere lavori di alta qualità e un passaggio manifatturiero verso industrie high-tech. Ma non si può prescindere da un accordo sull’approvvigionamento di energia.

Per il momento si è arrivati fino a qui e non è dato sapere cosa si sia discusso dietro porte chiuse. Se le soluzioni annunciate hanno interessato solo alcune tematiche, il summit ha aperto le porte a incontri più mirati nei prossimi mesi, su cui si riversano adesso le aspettative.

Laura Daverio
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