Tutto pronto, o quasi
Tutto pronto, o quasi (Sacha Lunghi)

La santa delle povertà

Attesa a Roma per la santificazione di Madre Teresa di Calcutta, con qualche contrattempo

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Roma, traversa di via della Conciliazione. Nella notte è scoppiata una conduttura d'acqua. La via d'accesso dei pellegrini alla Basilica di San Pietro è ancora bloccata, e lo resterà a lungo, alla vigilia di un evento importante, forse il più importante dell'Anno del Giubileo. Madre Teresa di Calcutta domani diventerà santa. Forse lei non si preoccuperebbe della conduttura d'acqua, nella sua vita ha incontrato ben altre difficoltà rispetto a quelle che vive una città passata dalla destra alla sinistra ma sempre fedele, nei problemi, a se stessa.

Le povertà che ha visto la piccola suorina albanese - attiva a Calcutta fin dagli anni Trenta - sono state ben altre: l'India delle caste, che condannava all'indigenza milioni di emarginati. I bambini senza genitori, abbandonati per strada. I lebbrosi, che nessuno osava avvicinare. La miriade di bambini mai nati, eliminati da quella che lei considerava una vera e propria piaga, l'aborto, tanto da denunciarla senza infingimenti nel discorso con cui accettò il Premio Nobel per la pace.

A ben guardare, quel mondo sembra lontano, ma altri problemi si affacciano alle società d'oggi. Qui a Roma, dentro le mura vaticane, c'è una casa di Madre Teresa. Ci siamo avvicinati, con discrezione. Alcune suorine, vestite nel tipico sari bianco a striscie azzurre, aprono la loro porta alle donne che vivono per strada, senza casa, perse spesso tra i meandri di menti non più lucide per il tanto soffrire. Il Vaticano è anche questo: ori, sfarzi ma anche carezze a chi non ha più nulla. L'opera di Madre Teresa viveva della luce di quella donna che diceva essere nient'altro che una matita nelle mani di Dio. Ma quella luce, in modo misterioso, illumina ancora le povertà del 2016, che bussano alle porte dell'Occidente.

In Piazza san Pietro, domani (domenica), potrebbe esserci il tutto esaurito. Centomila biglietti d'entrata sono già stati esauriti. Abbiamo visto molte sorelle della Congregazione di Madre Teresa, uomini e donne provenienti dall'India, sappiamo che ci saranno dei ticinesi che l'hanno conosciuta, hanno lavorato nelle sue case di accoglienza e domani vorranno salutarla come santa. Ci saranno, siamo sicuri, anche le suore dell'ospizio in Vaticano, insieme alle donne che hanno trovato un tetto e una parola buona per continuare a sperare.

Bruno Boccaletti

 

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