Come gestire le trattative con Donald Trump, è la domanda che tutte le diplomazie mondiali si pongono di questi tempi, vista l’imprevedibilità e il pressing costante del presidente degli Stati Uniti. Anche la Svizzera, ovviamente. A margine del WEF la RSI ha incontrato Alfred Gantner, uno degli imprenditori dal peso miliardario che s’erano recati a Washington lo scorso anno per smussare i toni e far ripartire le trattative sui dazi.
Signor Gantner, coi vostri regali e discorsi sembravate essere riusciti a sbloccare definitivamente la situazione... Donald Trump però ha detto che anche dazi bassi possono tornare a salire. Vale la pena cercare soluzioni stabili con questa amministrazione americana?
”Un accordo noi l’abbiamo raggiunto, e sono convinto che regga. Naturalmente serve ancora un po’ di tempo per stabilizzare a medio termine la bilancia commerciale, per evitare i livelli di deficit da parte degli Stati Uniti che Trump combatte. In realtà in questi mesi le cifre si sono già invertite. Ciò ha molto a che fare col commercio di oro, piuttosto irregolare, quindi non è una garanzia a lungo andare. Ma grazie all’ottimo lavoro di industria e Confederazione abbiamo una strategia chiara. Quindi non vedo motivi per allarmarsi. È chiaro che Trump, nel suo tipico stile, mantenga alta la pressione, ma credo che oramai ci siamo abituati.”
Ma non è sconcertante quando pubblicamente ha ridicolizzato l’ex presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, o ha detto “la Svizzera senza Stati Uniti non sarebbe la stessa”?
”Con Trump siamo a un punto di svolta. Finisce il periodo di pace e globalizzazione degli ultimi 30 anni. E devo dire che la direzione in cui va il mondo non mi piace, non è il mondo che voglio per i miei nipoti. Siamo tornati a una politica degli interessi molto chiara. E il suo motto è “America first”, e ciò andrà a scapito di altri Paesi, di altri popoli, di altri mercati. E questo non può certo rendermi felice.”
La questione: quale tattica è opportuna? Lusinghe e regali, oppure ogni tanto mettere dei limiti e dire no, e basta?
”Noi non siamo andati a lusingare nessuno. Abbiamo elaborato un accordo. E ora il presidente Parmelin e i suoi funzionari stanno facendo un lavoro fantastico. Quindi certo che ne è valsa la pena. La nostra è stata una mossa giusta per una strategia giusta”.
E quindi ci si lascia anche insultare, come praticamente accaduto durante il discorso di Trump?
”Guardi, non ho ascoltato l’intero discorso di Trump, non posso commentarlo. Ribadisco che non ho nulla da rimproverare all’ex presidente Keller-Sutter. Credo lei abbia argomentato con Trump in modo intellettualmente solido sulla bilancia commerciale. Però è anche importante cercare sempre di capire l’altra parte”.
Scusi, questo mi stupisce... tutto il mondo corre a Davos per sentire Trump... e lei che è stato da lui alla Casa Bianca non lo ascolta?
”Beh... mi prenderò del tempo per riascoltare il discorso. Ma avevo un importante incontro d’affari in agenda da tempo. E allo stesso tempo non sono una persona che passa tutta la giornata qui a Davos ad aspettare il discorso di Trump... abbiamo imparato che picchia i pugni sul tavolo, per poi ottenere - negoziando - un risultato”.













