La Libia non è riconosciuta come un porto sicuro (keystone)

Libia non è un posto per migranti

Indagini sulle violazioni dei diritti umani. Il Consiglio d'Europa: "Sospendere ogni collaborazione"

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

La questione libica e i migranti tornano al centro delle discussioni politiche europee. Questa volta attraverso il Consiglio d'Europa: gli Stati membri dell'Unione Europea devono sospendere ogni collaborazione con la Libia finché non sarà provato che non sono violati i diritti umani delle persone sbarcate sulle sue coste. È una delle 35 raccomandazioni che il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, fa agli Stati membri dell'organizzazione, e in particolare a quelli che sono anche membri della UE, affinché rispettino il giusto equilibrio tra il diritto di controllare i confini e il dovere di proteggere le vite e i diritti delle persone soccorse nel Mediterraneo.

Nelle raccomandazioni il commissario evidenzia ripetutamente che la responsabilità per le operazioni di ricerca e salvataggio, gli sbarchi e l'accoglienza delle persone soccorse deve essere condivisa tra tutti gli Stati membri della UE e non demandata unicamente a quelli costieri.

Ricordiamo che, nel frattempo, è ancora in corso il braccio di ferro tra il vicepremier italiano Matteo Salvini, che tiene fermi al largo delle coste di Lampedusa oltre 50 migranti salvati in acque libiche, e l'organizzazione umanitaria che opera attraverso la nave Sea Watch. "Dieci di loro - donne, bambini e persone malate - possono scendere, gli altri 43, tra cui quattro minori non accompagnati, "possono restare lì fino a Capodanno", minaccia Salvini. "In Libia non torneremo, mai", le parole dell'ONG che continua a invocare un "porto sicuro" e non il ritorno in un paese dove "negli ultimi dieci giorni sono stati bombardati un ospedale e un aeroporto".

"Questi dovevano andare in Libia, potevano andare in Tunisia o a Malta: sono arrivati in Italia - l'accusa del vicepremier -. L'hanno chiesto loro il porto alla Libia, la Libia lo ha dato e loro hanno disobbedito".

"Il fatto che la Libia non sia un porto sicuro non è una nostra valutazione - la replica della portavoce dell'ONG, -. Riportando indietro queste persone commetteremmo un respingimento collettivo, un crimine per cui l'Italia è già stata condannata. La Libia è internazionalmente non riconosciuta come un porto sicuro e lo dice la stessa missione ONU in Libia, l'Unhcr, la commissione Europea, la nostra Farnesina, lo stesso nostro ministro dell'Interno in tv lo scorso 25 maggio e il presidente libico Al Serraj".

ATS/M. Ang.

Condividi