Filosofia morale

Se il forte schiaccia il debole: pensare il Bene oltre la violenza della storia

Un viaggio da Tucidide a Simone Weil attraverso il male della storia

  • Un'ora fa
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  • Simone Weil
Di: Marco Vannini 

A dispetto delle «magnifiche sorti e progressive» dell’umanità, su cui già ironizzava Leopardi, il 2025 si è chiuso (e il 2026 promette ancora peggio) con un desolante consuntivo di sanguinosi conflitti, incluse minacce di guerra nucleare, sterminii esercitati su popolazioni inermi, ove il potente schiaccia il debole, in un mondo che obbedisce solo alla logica della forza. Nessuna meraviglia: chi ha un po’ di familiarità con la storia e con la cultura sa che questa è la realtà delle cose. Esemplare in proposito il racconto che Tucidide fa su ciò che avvenne a Melo ad opera di Atene, durante la guerra del Peloponneso: agli abitanti della piccola isola che invocavano gli dèi e il diritto a vivere in pace, gli ambasciatori ateniesi risposero che, per legge di natura, chi è più forte comanda, e questo vale sia per gli dèi sia per gli uomini: che lo faccia la divinità lo si crede, che lo facciano gli uomini è evidente. I Melii furono sterminati.

Sotto questo profilo, gli uomini si comportano come gli animali, ove per natura il pesce grosso mangia quello piccolo, ovvero obbediscono alla legge che regola tutte le cose, inanimate o animate che siano, e che è la cieca necessità - quella per cui una pietra non trattenuta cade necessariamente verso il basso. L’agire degli esseri umani - pensava infatti Simone Weil - nonostante le loro illusioni di libero arbitrio, è proprio come quello della pietra: governato dalla necessità meccanica della gravità (pesanteur).

Se la necessità governa tutto, il Bene sta fuori dall’ àmbito dei fatti, e così si libera Dio dalla responsabilità del male, ovvero dall’argomento più forte contro la sua esistenza, che è proprio la presenza del dolore e del male nel mondo. Il lettore ricorderà, ad esempio, il celebre passo dei Fratelli Karamazov, nel quale Ivan mostra al fratello Alëša la realtà del male davvero più insostenibile, quello fatto su bambini innocenti, e conclude che accettarlo per credere in Dio è un prezzo troppo alto da pagare.

Se si pensa invece l’esistenza di un Dio che non può volere altro che il Bene, allora il reale, come sostenevano gli Stoici, deve essere la stessa cosa del Bene: «Questo il senso misterioso della proposizione: Dio esiste», scrive perciò la Weil. Senso “misterioso”, perché occorre qui pensare l’identità di reale e Bene. La distanza infinita tra la necessità e il Bene, da un lato, e, dall’altro, l’identità di reale e Bene, diventano perciò “il grande segreto” da sbrogliare. Proprio a questo compito la filosofa francese consacrò buona parte della sua riflessione, cui è dedicata  la raccolta di saggi curata da Isabella Adinolfi Necessità e Bene. Intorno al pensiero di Simone Weil (Il melangolo, Genova 2025), grazie alla quale si fa chiarezza su questa davvero cruciale questione.

«La necessità è una nemica per l’uomo finché egli pensa in prima persona», ovvero fino a che la presenza di un io - «l’egoità sempre cattiva, sempre assente da tutto ciò che è vero, o bello, o bene» - ostacola la presenza del vero io, che è Dio. L’uomo sfugge alla necessità, ovvero può compiere un atto libero, solo se compie quella che Simone chiama décreation, cioè «distruzione dell’io». Questo è possibile perché non una, bensì «due forze regnano sull’universo: luce e gravità », e, seppure «tutti i moti naturali dell’anima sono governati da leggi analoghe a quelle della pesanteur della materia», fa eccezione la grazia, che è la luce soprannaturale.

Insieme alla tradizione platonica e cristiana, la filosofa francese distingue perciò tra l’amore naturale e quello soprannaturale, che è per grazia (théia moîra, divina sorte, dice Platone): se «la parte naturale dell’anima è sempre interamente sottomessa alla necessità meccanica», «la presenza dell’amore soprannaturale nell’anima costituisce un fattore nuovo del meccanismo e lo trasforma». Allora la necessità non appare più come una nemica, ma, al contrario, come il «velo di Dio».

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“La crisi dell’umanità europea e la filosofia” di Edmund Husserl (5./10)

Alphaville: le serie 23.01.2026, 12:35

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  • Mauro Bonazzi ed Enrico Bianda

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