Nuova "bolla": vecchi social addio?

Licenziamenti di massa, crisi di credibilità, fuga degli iscritti: l’addio ai “dinosauri” come Twitter e Facebook è possibile, perché l'alternativa c'è già – L’intervista all’esperta

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“Nella Silicon Valley oggi c'è una crisi legata a due elementi. Il primo: una sovra-espansione avvenuta nel periodo pandemico (con la promessa di guadagni e ritorni economici che invece non si sono verificati). Il secondo: le aziende che erano start-up innovatrici (e che avevano infranto le regole del mercato) oggi sono colossi consolidati, dinosauri che non rappresentano più la novità. E questo fa sì che siano meno flessibili, meno capaci di cambiare e di innovare, perché hanno una struttura che resta ferma. E sono quindi meno interessanti per gli investitori”. Così, ai microfoni della RSI, la professoressa Eleonora Benecchi, docente ricercatrice all'Università della Svizzera italiana, spiega la crisi in cui sono sprofondate le Big tech statunitensi, con i tagli di personale più grandi nella storia delle singole società.

I dati della crisi

Giovani e media (1./3)
Giovani e media (1./3)

Questa la situazione (in continuo aggiornamento, però): Twitter, uno dei social media più influenti al mondo, acquistato di recente da Elon Musk, ha licenziato circa 7’500 dipendenti (il 33% della sua forza lavoro) e raddoppiato il debito, mentre migliaia di utenti hanno già deciso di abbandonare il servizio di notizie e microblogging per migrare su altre piattaforme come Mastodon. Mark Zuckerberg (patron di Meta e quindi di Facebook e Instagram), dopo aver investito molto sul Metaverso, ha annunciato il licenziamento di circa 11’000 lavoratori (il 13% del personale). Amazon ha dichiarato che i tagli continueranno anche nel 2023 e si prepara a togliere impiego a 10'000 impiegati (un numero impressionante, anche se rappresenta “solo” l’1% del personale della internet company). Unico in controtendenza TikTok. I vertici affermano che stanno continuando ad assumere, anche nella Silicon Valley, (ma il social cinese ha ricavi molto inferiori a quelli di Meta, che nel 2021 ha registrato 118 miliardi di dollari di vendite).

“Muoviti in fretta e rompi cose”

“Elon Musk, in questo momento, sta testando il terreno. Questa la sensazione degli osservatori. Sta cercando di dimostrare che un'azienda come Twitter ha troppo personale rispetto a quello necessario. I tagli, fatti in maniera così plateale, così apparentemente casuale, sono un segnale, una narrativa che Musk sta costruendo per dire: “Guardate che io riesco a far stare in piedi Twitter anche con metà del personale che aveva. Diventeremo meglio di quello che eravamo”. È come dire: “con così tante persone in realtà eravamo troppo lenti”. Non dimentichiamoci che il vecchio adagio di queste industrie tecnologiche era “muoviti in fretta, e rompi cose”.

“Altri” social network sono possibili

“Mi piacerebbe che questa crisi servisse a capire che non possiamo lasciare la nostra socialità online solo nelle mani di aziende commerciali e di grandi industrie tecnologiche. Dobbiamo cominciare a pensare che sono necessari anche spazi di servizio pubblico online che ci consentano di collegarci e di interagire. E che non possiamo, quindi, affidarci solo a qualcuno che usa la nostra esperienza per fare profitti”.

“È grazie alla crisi di Twitter e alle difficoltà che la nuova gestione Musk sta attraversando, che abbiamo scoperto opzioni sconosciute fino all'altro ieri come, ad esempio, Mastodon, dove innanzitutto non c'è una proprietà commerciale, quindi non c'è un interesse prettamente economico. C'è una proprietà diffusa; spesso sono strutture senza scopo di profitto, gestite dal basso, quindi gestite dagli utenti. Si parla di federalismo”.

“Il web era pensato fin dall'inizio per essere uno spazio democratico, uno spazio di libertà di costruzione dal basso, di generazione di contenuti da parte degli utenti (non da parte delle multinazionali). Poi si è un po’ persa questa narrativa, perché sono arrivate queste grandi aziende della tecnologia, si sono formati oligopoli, quindi pochi padroni per tanti, tanti utenti. Oggi si può pensare a un ritorno di quella che, forse sì, è un'utopia, ma le utopie, a volte, servono a costruire una prospettiva, un domani più adeguato alle esigenze umane”.

 
 
Massimiliano Angeli
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