Un'immagine della strage di Piazza Fontana (keystone)

Piazza Fontana, l'ultimo testimone

La strage del 1969, i movimenti neofascisti e la "strategia della tensione". Ricordi e riflessioni di Fortunato Zinni e della storica Benedetta Tobagi

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Il 12 dicembre 1969 un ordigno, piazzato all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in Piazza Fontana, a Milano, uccide 17 persone. I feriti sono 90.

A pochi giorni dal 50esimo anniversario la RSI dà voce all'ultimo testimone di quella tragedia, Fortunato Zinni, oggi 80enne, e a Benedetta Tobagi, storica, che si occupata in profondo di quel periodo ed è stata toccata in prima persona dal terrorismo: il padre, il giornalista Walter Tobagi nel 1980 venne ucciso ucciso dalle brigate rosse.

Entrambi ci riportano agli anni bui della "strategia della tensione", il periodo nel quale, secondo l'opinione di diversi storici, vennero organizzati atti terroristici tra i quali, appunto, la strage di Piazza Fontana a Milano e quella di Bologna (2 agosto 1980), per seminare la paura, giustificare una svolta autoritaria e instaurare poi, con un colpo di Stato, un regime di estrema destra.

Il ricordo dell'ultimo testimone

"Saprei rimettere millimetricamente al posto il buco dove era la bomba, la sedia miracolosamente intatta... c'erano cadaveri per terra, dappertutto sangue e poi c'era questo odore di mandorle amare che, per quanto mi riguarda personalmente, era un incubo mio di bambino, un incubo ancestrale, mi ricordavo la guerra. Mi ha fatto subito capire che era scoppiata una bomba", così Fortunato Zinni.

Fortunato Zinni, oggi 80enne
Fortunato Zinni, oggi 80enne (RSI)

 

L'analisi storica

"Piazza Fontana è il primo episodio di un periodo che viene chiamato "strategia della tensione", spiega la storica Benedetta Tobagi. "Attentati, bombe, vogliono colpire in maniera indiscriminata. Hanno una finalità di provocazione, cioè devono essere fondamentalmente addossati all'area delle sinistre per avere un effetto di contraccolpo sul quadro politico. Soprattutto, ed è questo il lato più terrificante, che segna (ed è una ferita non rimarginata nella storia d'Italia), è una strage i cui artefici hanno goduto a lungo di altissime coperture a livello istituzionale, delle forze di sicurezza. Le stragi e i depistaggi nelle indagini per le stragi non possono essere compresi se non si tiene conto che, negli equilibri internazionali dell'epoca, l'Italia non doveva spostarsi troppo a sinistra politicamente".

La matrice neofascista dell'attentato

A 50 anni dagli eventi,Piazza Fontana resta una strage ancora senza colpevoli. "Una strage senza colpevoli giudiziariamente (perché nessuno è stato condannato come esecutore, come mandante) però gli stessi processi ci hanno consegnato una chiarissima verità storica, perché i processi hanno accertato, senza ombra di dubbio, che la matrice è quella di Ordine Nuovo, la più grossa organizzazione eversiva di estrema destra dell'epoca. (Gli indagati n.d.r.) sono stati assolti proprio per via delle complicità, della collusione, dei depistaggi, della Condotta di un'altra magistratura molto conservatrice. Abbiamo però la responsabilità storica (e l'ha voluta ribadire la stessa Cassazione, chiudendo i processi nel 2005) dei terroristi neri Franco Freda e Giovanni Ventura".

"Occorre parlare con sincerità alle nuove generazioni"

"Se molti ragazzi non conoscono Piazza Fontana non è colpa loro, perché, i programmi scolastici difficilmente ci arrivano e poi si ritiene che questi siano temi controversi. Di solito parlo con i ragazzi dell'ultimo anno. Sono ragazzi alle soglie del voto. Vivono in un Paese in cui è fortissima l'antipolitica, la sfiducia nello Stato, il senso che niente cambi mai. Per questo, secondo me, è importante parlargli con sincerità di queste pagine tremende e raccontargli, però, delle cose grandi che sono state fatte, delle grandi battaglie politiche e dei risultati straordinari che sono stati conseguiti mentre pure infuriava la violenza, di tutte le cittadine e i cittadini coraggiosi che hanno sfidato il potere".

RG/M. Ang./A. Valenti
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