Gli agenti hanno cercato di bloccare sul nascere l'ennesima giornata di protesta dopo il colpo di Stato (keystone)

Repressione in Myanmar

La polizia spara proiettili di gomma e arresta centinaia di manifestanti scesi in piazza contro la giunta militare. Una persona sarebbe stata uccisa

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La polizia in Myanmar ha represso con la forza le proteste che sabato hanno nelle piazze di diverse città del Paese migliaia di manifestanti contro la giunta militare che ha preso il potere all'inizio di febbraio. Gli agenti hanno aperto il fuoco con proiettili di gomma, usato lacrimogeni e arrestato centinaia di persone per bloccare sul nascere l'ennesima giornata di protesta dopo il colpo di Stato. Almeno una manifestante sarebbe stata uccisa a colpi di arma da fuoco.

Il regime militare si trova sempre più isolato sulla scena internazionale, dove si moltiplicano gli appelli a liberare i prigionieri politici, tra cui Aung San Suu Kyi, ex leader del Paese di cui si sono perse le tracce.

Stati Uniti e Regno Unito hanno già adottato sanzioni mirate contro i militari, mentre la Banca mondiale ha annunciato una sospensione dei versamenti a favore del Myanmar.

La giunta militare ha intanto privato delle sue funzioni l'ambasciatore alle Nazioni Unite che venerdì all'Assemblea Generale davanti agli occhi di tutto il mondo ha preso le difese della democrazia rovesciata dai militari, invitando la comunità internazionale a intraprendere "l'azione più forte possibile" contro il regime. La TV di Stato ha annunciato che "Kyaw Moe Tun non è più l'ambasciatore della Birmania all'ONU. Non ha seguito le istruzioni e la direzione dello Stato e ha tradito il suo Paese".

AFP/Reuters/sf
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