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Londra riallaccia i contatti con Pechino

Il primo ministro Keir Starmer è in Cina per una visita di tre giorni - Obiettivo: rafforzare i legami commerciali e interagire con i funzionari cinesi - I Paesi occidentali cercano stabilità

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L'arrivo in Cina del primo ministro britannico Keir Starmer
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Radiogiornale delle 12:30 del 287.01.2026 - il servizio di Loretta Dalpozzo

RSI New Articles 28.01.2026, 14:21

  • Keystone
Di: Radiogiornale- Loretta Dalpozzo/Reuters/DC  

Una visita di tre giorni, la prima a Pechino di un primo ministro britannico dal 2018. E con Keir Starmer, in Cina, viaggiano circa 60 tra ministri e leader dell’imprenditoria e della culturali britannici. Sul volo, con i giornalisti, Starmer ha parlato di un approccio globale e coerente nei confronti della Cina: il primo ministro britannico, a suo dire, punterà alla stabilità, solleverà preoccupazioni relative ai diritti umani ed rimarrà lucido e realista sulla minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata da Pechino.

La visita potrebbe segnare un cambiamento nei legami tra Gran Bretagna e Cina, dopo anni di profonda acrimonia tra i due Paesi per la repressione di Pechino sulle libertà politiche a Hong Kong, l’appoggio della Cina alla Russia nella guerra in Ucraina e le accuse dei servizi di sicurezza britannici che la Cina spii regolarmente politici e funzionari. Le misure di sicurezza del viaggio sono infatti stringenti: secondo la stampa britannica, il team del Regno Unito utilizza telefoni usa e getta per timore di spionaggio. 

La stabilità economica di Pechino

Per Starmer, il viaggio offre l’opportunità di costruire un rapporto duraturo con una delle maggiori potenze economiche mondiali. L’economia cinese, infatti, è forte e stabile: Pechino ha registrato un surplus record di 1,2 bilioni di dollari nel 2025 e ha incrementato le esportazioni verso Africa, America Latina, Europa e Sud est asiatico.

Lo scoglio degli Stati Uniti

Il viaggio di Starmer arriva dopo tensioni con Trump su vari temi geopolitici: le mire del presidente statunitense sulla Groenlandia, le critiche di Trump all’accordo britannico sulle isole Chagos (ovvero, la decisione di cedere la sovranità dell’arcipelago, compresa un’isola con base aerea britannica e statunitense, alle Mauritius), e le sue osservazioni in merito al fatto che gli alleati della NATO hanno evitato di combattere in prima linea durante la guerra in Afghanistan.

Per scongiurare l’imprevedibilità degli Stati Uniti del presidente Donald Trump, i Paesi europei e occidentali si stanno impegnando in relazioni diplomatiche con la Cina. A tale proposito, Starmer non ha voluto commentare la recente missione analoga compiuta in Cina dal premier canadese Mark Carney, che ha firmato un accordo economico “strategico” con Pechino. Trump ha reagito minacciando dazi al 100% sull’import da Ottawa nel caso in cui tali accordi siano finalizzati.

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