Roghi mafiosi a un passo dal Ticino

Sono decine e decine gli incendi in discariche abusive in Lombardia, dietro l’ombra della ‘ndrangheta. Il reportage dal confine

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Cinisello Balsamo, Mariano Comense, Cassago Brianza. Solo alcuni dei comuni colpiti dai roghi tossici. La chiamano la nuova Terra dei Fuochi. Non è la Campania, ora a bruciare è la Lombardia, a pochi passi dal confine con il Ticino.

 

In tutto sono 124 i roghi avvenuti tra il 2014 e il 2017 in depositi rifiuti del Nord Italia, il doppio che in Meridione. Trentasette quelli sicuramente di origine criminale negli ultimi mesi, certi anche a tre chilometri da Chiasso. E dietro l’ombra delle mafie, 'ndrangheta in primis.

A testimoniarlo è il processo celebrato giovedì 10 ottobre, in cui i principali imputati sono stati condannati con pene sino a 6 anni e 6 mesi per il devastante rogo di Via Chiasserini, nella periferia nord di Milano. Le accuse per i quattro imputati erano, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di discarica e altri reati. Il fumo quella sera del 14 ottobre si vedeva anche dal confine elvetico. A finire incenerite centinaia e centinaia di tonnellate di plastiche e materiali ospedalieri.

Nell’inchiesta venivano citati senza essere indagati, anche due broker e intermediari ticinesi che dovevano piazzare rifiuti nei paesi dell’est tramite società elvetiche.

(RSI)

 

Ma perché il nord?

“Una volta la filiera dei rifiuti illegali portava a sud oggi si è accorciata se non annullata. I rifiuti si producono al nord e al nord si smaltiscono anche illegalmente”, spiega Federica Cabras, ricercatrice all’Osservatorio sulla criminalità organizzata di Milano.

Questo a causa principalmente della chiusura dei confini cinesi che da fine 2017 non importano più materiali plastici e “il fatto che in Lombardia si concentrano maggiormente le strutture per lo smaltimento”, spiega ancora Federica Cabras.

L’ultima operazione della Direzione Distrettuale antimafia di Milano è di martedì 8 ottobre. Undici persone - principalmente pregiudicati calabresi e imprenditori lombardi - sono finite in carcere con l’accusa di traffico illecito di rifiuti.

“Il business è conveniente perché le pene non sono particolarmente severe rispetto ad altri reati”, ci dice la procuratrice della DDA di Milano Silvia Bonardi esperta di inchieste su traffici di rifiuti illeciti da tempo e che si è occupata di questa operazione. “I guadagni sono altissimi- conclude Bonardi - ed è famosa la frase la monezza è oro”. La monezza è oro e oggi vale più che lo spaccio di droga o il racket.

Mattia Pacella
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