I ricercatori per tre anni hanno navigato in mezzo ai rifiuti del Pacifico
I ricercatori per tre anni hanno navigato in mezzo ai rifiuti del Pacifico (Youtube oceanpollutionpatch)

Un continente di rifiuti

L'isola di plastica che galleggia nell'Oceano Pacifico è grande 40 volte la Svizzera

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L'estensione del conglomerato di materiali plastici che galleggia nell'oceano Pacifico è molto più grande di quanto si pensasse. La mega isola provocata dall’inquinamento avrebbe una superficie pari a o, detta altrimenti, tre volte l’estensione della Francia. È quattro volte quanto stimato finora.

 

A rivelarlo è uno studio appena pubblicato dalla rivista Scientific Reports che riferisce di quanto scoperto analizzando la situazione della cosiddetta “Great pacific garbage patch” a metà strada tra le Hawaii e la California.

A pesca di schifezze
A pesca di schifezze (theoceancleanup)

Le cifre snocciolate dal team internazionale (coinvolte sei università e The Ocean Cleanup Foundation) per descrivere la mega discarica sono enormi. Si parla di 1'800 miliardi pezzi di plastica che si estendono su una superficie di 1,6 milioni di chilometri quadrati. Ma soprattutto i ricercatori hanno scoperto che la massa cresce esponenzialmente.

In acqua si trova di tutto
In acqua si trova di tutto (theoceancleanup)

“L’inquinamento è grande, soprattutto, perché è globale. Non c’è mare nel mondo che non sia influenzato dalla presenza di plastiche”, spiega alla RSI il responsabile dell'Istituto di scienze marine del CNR italiano Stefano Aliani che tra breve compirà uno studio analogo interno all’Antartide con l'Università di Losanna.

I numeri del Great pacific garbage patch (theoceancleanup)

Gli effetti delle plastiche nei mari sono devastanti. “L’impatto più evidente è il soffocamento dei grandi animali (tartarughe, balene, uccelli). E poi c’è quanto entra nella catena trofica. Quindi in tutti gli organismi troviamo all’interno del sistema digerente troviamo plastica. In sé e per sé la plastica sarebbe inerte. Il problema è che può aver assorbito inquinanti e quindi trasferirli agli organismi”, sottolinea il ricercatore che ha all’attivo numerose campagne di misurazioni.

Diem/RG

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