Una di loro, forse, il 23 ottobre indosserà la maglia di campionessa afghana di ciclismo su strada 2022
Una di loro, forse, il 23 ottobre indosserà la maglia di campionessa afghana di ciclismo su strada 2022 (Keystone)

"Abbiamo restituito loro un destino"

Le cicliste afghane ospitate a Aigle da 8 mesi stanno cercando di ripartire nella vita - Quest'anno il loro campionato nazionale si svolgerà nel canton Vaud

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

Un nutrito gruppo di cicliste afghane, fuggite dal loro paese subito dopo la presa del potere da parte dei talebani, da 8 mesi vive in Svizzera dove cerca di costruirsi un futuro nella vita e nello sport. Sono giunte nella Confederazione dopo un viaggio carico di speranza, ma anche di paura e di rischi. La loro fuga era stata orchestrata dal presidente dell'Unione ciclistica internazionale (UCI) David Lappartient e dal consigliere di Stato vodese Philippe Leuba che si è trasformato anche in diplomatico per fare in modo che potessero lasciare l'Albania dove erano rimaste bloccate.

SEIDISERA 18.00 del 04.06.22: l'intervista a Philippe Leuba di Lucia Mottini
SEIDISERA 18.00 del 04.06.22: l'intervista a Philippe Leuba di Lucia Mottini
 

Il capo del dipartimento economia, innovazione e sport del cantone sede di 59 federazioni sportive internazionali va a trovarle regolarmente. Ed ogni volta "è un vero piacere perché abbiamo il sentimento di aver in qualche modo restituito loro un destino", sottolinea ai microfoni della RSI. "Di fronte alla sofferenza umana - spiega - abbiamo deciso di fare di tutto. Abbiamo tentato un’impresa impossibile che per miracolo ci è riuscita".

SEIDISERA 18.00 del 04.06.22: la testimonianza di alcune delle cicliste afghane ospitate a Aigle al microfono di Lucia Mottini
SEIDISERA 18.00 del 04.06.22: la testimonianza di alcune delle cicliste afghane ospitate a Aigle al microfono di Lucia Mottini
 

Berna ha concesso 38 visti alle ragazze afghane della nazionale di ciclismo che dallo scorso ottobre si allenano al centro mondiale del ciclismo di Aigle. Altre sono finite in altri paesi. Ma tra qualche mese torneranno a riunirsi. Ad ottobre, per la precisione il 23, sulle strade vodesi si correrà il campionato nazionale di ciclismo femminile afghano.

Una corsa in esilio che sarà un'ulteriore tappa del percorso che le partecipanti stanno affrontando come atlete e come donne, lontano dalle loro famiglie e dal loro paese. "Si trattava di salvare la vita, ma anche di migliorarci. Perché in Afghanistan le donne non possono più andare a scuola o fare sport", spiega una di loro. La nostalgia è sempre tanta. Nel frattempo si sono però abituate alla geografia della regione, alla lingua, alle abitudini europee e alla libertà di essere donne. "In Afghanistan - ricordano - non potevamo allenarci da sole in quanto ragazze. Qui invece possiamo andare in bici da sole o con le amiche". La realtà è ben diversa da quella che vivono i loro cari, restati nel Paese. Non sanno se un giorno potranno riabbracciarli. Intanto li sentono per telefono. "Sono momenti importanti per la motivazione", afferma una delle cicliste. "Soprattutto mio suocero mi incoraggia - aggiunge un'altra -: dice di cogliere questa bella opportunità di essere in Svizzera, al sicuro, con un buon equipaggiamento, per fare bene".

Insieme alle compagne, rivali solo in sella, coltivano un sogno. Preferiscono non parlarne perché oggi lo ritengono irrealizzabile. Ma una di loro alla fine rivela la sua speranza. "Vorrei che un giorno il mio paese venga ricostruito! E poter tornare come campionessa e mostrare alla gente che siamo esseri umani. Siamo ragazze, ma possiamo fare tutto, siamo essere umani".

RED. MM.
Condividi