In seguito alla tragedia di Crans-Montana il presidente della Confederazione, Guy Parmelin, domenica mattina ha annunciato una giornata di lutto nazionale per venerdì prossimo. I giornalisti della SSR lo hanno incontrato e hanno parlato innanzitutto delle critiche e dello stupore internazionale sul fatto che un simile dramma sia potuto accadere in un Paese come la Svizzera, dove tutto sembra funzionare bene.
“Credo che una delle lezioni che possiamo trarre è che forse abbiamo sempre una falsa sensazione di sicurezza. Pensiamo alle catastrofi avvenute nelle gallerie, sembrava che non potessero accadere in Svizzera, ma è successo anche nel tunnel del San Gottardo. Ogni disastro ci costringe a riflettere. Abbiamo sottovalutato alcuni fattori? Avremmo potuto fare meglio? Cosa si può utilizzare? È duro da dire, ma si tratta sempre di soppesare i vari interessi in gioco. Oggi ci chiediamo se non sarebbe meglio avere uno, due, tre ospedali in più, dove curare i grandi ustionati, Ma non possiamo permetterci di avere tutte le strutture e gli specialisti per le situazioni che definirei eccezionali. Naturalmente dobbiamo trarre un insegnamento da ogni caso eccezionale. Dobbiamo chiederci cosa è andato storto e dove è andato storto e dobbiamo intervenire. Anche la giustizia deve fare la sua parte. Lo dobbiamo alle vittime e ai loro parenti”.
Anche l’ambasciatore italiano in Svizzera ha dichiarato che questo dramma poteva essere evitato. Sono stati commessi degli errori?
“Questo dovrà stabilirlo la giustizia, l’inchiesta in corso. Ho già detto chiaramente che tutto deve essere fatto in modo trasparente e secondo la legge e le regole dello Stato di diritto. C’è la presunzione di innocenza, ma se ci sono aspetti penali la giustizia deve fare la sua parte e ci devono essere delle sanzioni. Se le norme non sono state rispettate o i controlli non sono stati efficaci, dovremo trarre le dovute conclusioni. La giustizia determinerà le responsabilità e poi prenderà le misure necessarie”.
Oggi però si pensa di modificare le norme per la protezione degli incendi, si pensa per esempio a degli allentamenti, a vie di fuga più lunghe. È il momento di allentare le regole?
“Fino a questo dramma ho sempre sentito dire che nelle prescrizioni antincendio siamo troppo burocratici, troppo complicati e che si possono semplificare senza rinunciare alla sicurezza. È compito degli specialisti stabilire le norme. Poi tocca ai cantoni applicarle e garantire che vengano rispettate. Ora occorre tenere conto di quanto è successo per evitare che vengano fatti dei cambiamenti che, fra un anno o due, si rivelino sbagliati. Oggi tutto va rimesso in discussione ed è quello che faranno sicuramente gli specialisti”.
E qualcosa cambierà anche per il presidente della Confederazione?
“Sì, perché credo sia la prima volta in tutta la mia vita che mi trovo di fronte a un evento che porta via giovani vite e ho l’impressione che ci sarà un prima di Crans-Montana e un dopo Crans-Montana per molte persone e per me. Credo che se fossimo stati in grado di evitare prima una simile tragedia, lo avremmo fatto, ma purtroppo è accaduto. Dobbiamo conviverci, imparare da questa esperienza e fare tutto il possibile per limitare il più possibile i rischi. Il rischio zero non esiste”.

Crans-Montana: cosa sappiamo finora
Telegiornale 04.01.2026, 20:00












